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Lenti
rosse
20 novembre 2001 Piero Fassino viene considerato molto vicino alla Fiat. Deve essere per questo che il quotidiano di casa Agnelli “La Stampa” ha dedicato al congresso dei Ds una media di quattro pagine al giorno per tutta la durata del congresso di Pesaro. Dicono, inoltre, che lo stesso Fassino sia molto considerato negli ambienti imprenditoriali . Ed , anche in questo caso, deve essere per questo che il “Corriere della Sera” e la “Repubblica” hanno seguito la tre giorni congressuale diessina con una attenzione ed uno spazio addirittura maggiore di quello che normalmente il Tg 1 riserva ai viaggi di Giovanni Paolo II. La simpatia di Agnelli, Romiti e De Benedetti per il nuovo segretario della Quercia è l’unica spiegazione razionale del gigantesco rilievo dato dalla grande stampa d’informazione alle assise nazionali dei Ds . Ma può essere questa la sola spiegazione di un fenomeno addirittura incredibile per le sue proporzioni elefantiache ? Possiamo essere proprio sicuri che la grande stampa italiana abbia trattato i Ds come se invece di essere entrati nell’era Fassino fossero ancora in piena era togliattiana solo perché i giornalisti sono stati allertati dai rispettivi editori? L’ipotesi sembra quasi risibile. Ma è bene essere consapevoli che se viene scartata perché del tutto improbabile si apre uno scenario molto più inquietante. Quello della grande malattia della stampa italiana. Una patologia che spinge gran parte dei giornalisti nostrani a valutare le vicende politiche interne ed internazionali del momento con gli stessi schemi mentali e con le stesse categorie di giudizio degli anni ’70. In quale altro paese del mondo l’attenzione dei media sarebbe stata concentrata così a lungo e con tanta intensità sul congresso di un partito che è uscito sconfitto dalle elezioni, conta solo su un modesto 16 per cento dell’elettorato, è uscito dall’area del governo, non detiene più l’egemonia dell’opposizione, viene contestato alla sua sinistra da uno schieramento che vale il 10 per cento e viene incalzato alla propria destra da una galassia di forze addirittura superiori al 10 per cento dell’ultra sinistra? Forse a Cuba, nella Corea del Nord, in Cina. Di sicuro non in un qualsiasi paese democratico occidentale. A dimostrazione e conferma che, sull’intero pianeta, gli ultimi a continuare ad usare gli occhiali con le lenti rosse sono i giornalisti dei grandi organi d’informazione italiani. Per loro i tre giorni di modesto dibattito pesarese sono stati molto più importanti della dissoluzione del governo talebano, della partenza del contingente italiano verso l’oceano indiano, della ripresa dello scontro frontale tra governo e settori politicizzati della magistratura e dei mille pericoli che gravano sul nostro paese a causa del terrorismo islamico. Come se i Ds fossero il Pci del “sorpasso” dell’oltre trenta per cento, se la cultura nazionale si identificasse ancora con il monolite marxista e se l’unica speranza di palingenesi del paese passasse attraverso l’ipotesi della fine del guado e dell’ingresso dei comunisti nell’area del governo. Quei tempi sono passati. Ormai da lungo tempo. Ma gli unici a non accorgersene sono i giornalisti italiani dei grandi mezzi d’informazione che, con gli occhiali a lenti rosse e con la testa girata all’indietro, pretendono di indirizzare i lettori verso il futuro. E poi si dice che la stampa è in crisi !!! |