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Responsabili e irresponsabili
7 dicembre 2001 Morta una giunta se ne rifarà un’altra. La linea presa dalla Casa delle Libertà di fronte alla decisione della giunta dall’Anm di dimettersi in segno di protesta per le dichiarazioni del Ministro Roberto Castelli non si presta ad equivoci. Ed è auspicabile che rimanga tale, chiara, netta e priva di qualsiasi ombra di equivoco. Non per rendere ancora più incandescente lo scontro tra il centro destra ed il sindacato dei magistrati ma per mantenere con forza all’ordine del giorno quel problema della riforma della giustizia italiana la cui soluzione non può subire ulteriori rinvii. Le dimissioni in massa dei vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati non sono una semplice protesta per valutazioni e progetti non condivisi. Sono il tentativo di impedire alla coalizione di governo di realizzare quella riforma della giustizia che faceva parte del proprio programma elettorale e che ha ottenuto il consenso della maggioranza degli elettori italiani. Si tratta di un tentativo assolutamente legittimo. In una società democratica ed aperta qualsiasi gruppo ha il diritto di difendere i propri interessi particolari ricorrendo a tutte le forme compatibili con il metodo democratico. Espone le proprie tesi, gioca la propria partita con tutti i mezzi a disposizione e si assume la responsabilità del propri atti. Ma se il principio vale per il sindacato dei magistrati in nome dei interessi dei propri rappresentati, a maggior ragione deve valere per quella maggioranza di governo che ha avuto dal corpo elettorale la legittimità ed il mandato esplicito a realizzare una riforma considerata da tutti assolutamente indispensabile. Di qui l’obbligo della coalizione di centro destra di non modificare di un millimetro la posizione assunta nei confronti delle resistenze corporative dell’Anm. E di andare avanti a passo di carica nell’approvazione del proprio progetto di riforma della giustizia. Senza compromessi o ritardi di sorta. E non in segno di arroganza ma per una corretta assunzione di responsabilità nei confronti dell’intera opinione pubblica del paese. In una democrazia matura, infatti, il governo non deve preoccuparsi solo di evitare i conflitti e di realizzare i compromessi. Deve anche avere il coraggio di assumere le proprie responsabilità realizzando senza indugi e sconti i programmi promessi. In ballo c’è la propria credibilità, che aumenterà in caso di successo della riforma e che crollerà nel caso i problemi della giustizia non vengano risolti. La questione non riguarda i vertici dell’Anm. Dentro o fuori la giunta del sindacato continueranno tranquillamente a fare carriera per anzianità all’interno della magistratura. Senza rischi che per tutti gli altri comuni mortali comporta una qualsiasi assunzione di responsabilità. Basta questo per giustificare la riforma della casa delle Libertà! |