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  Il dialogo e il coraggio
16 gennaio 2002

Hai voglia a fare propria la linea misurata del Procuratore Generale della Cassazione Favara ed a sconfessare implicitamente l’appello insurrezionale di Francesco Saverio Borrelli! Le inequivocabili prese di posizione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non intaccano di un millimetro la determinazione del nucleo rivoluzionario duro e puro della corporazione giudiziaria. Chi vuole la Repubblica dei giudici al posto della Repubblica dei cittadini non perde occasione per respingere gli accorati appelli al dialogo che il Capo dello Stato rivolge ormai quotidianamente alle forze politiche ed alle diverse anime della magistratura. L’ultima e più significativa risposta negativa è venuta dal Procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio che, pur essendo stato il primo a sollecitare la fine delle ostilità ed a chiedere l’avvio di un confronto corretto e privo di asprezze, si è affrettato a bocciare senza possibilità d’appello la proposta lanciata dal vice presidente del Csm Verde di ripristinare il meccanismo delle autorizzazioni a procedere per impedire che la vita politica del paese continui a rimanere pericolosamente subordinata alla attività giudiziaria.

D’Ambrosio è troppo intelligente per non capire che l’ipotesi lanciata da Verde è diretta ad impedire che l’accanimento giudiziario dei magistrati milanesi nel processo Sme possa provocare una drammatica crisi politica dalle conseguenze imprevedibili. E’ troppo esperto per non sapere che il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura non è un simpatizzante del centro destra ma è da sempre vicino alle posizioni del centro sinistra. Ed è troppo accorto per non intuire che la sortita del vice di Ciampi a Palazzo dei Marescialli non è la trovata estemporanea di un qualsiasi componente del Csm ma è il frutto di una serie di valutazioni compiute insieme al Capo dello Stato. Certo, nessuno può dare per certo che Verde abbia parlato in nome e per conto di Ciampi! Ma nessuno può ignorare che Ciampi non è Scalfaro e non persegue l’obbiettivo di ribaltare Silvio Berlusconi ma si preoccupa del futuro del paese e condivide in pieno la preoccupazione di quanti temono che una crisi provocata da una condanna ingiusta al presidente del Consiglio sulla Sme possa far ripiombare l’Italia nel caos della prima metà degli anni ’90.

D’Ambrosio, quindi, nell’escludere qualsiasi dialogo sulla proposta del vice presidente del Csm, ha di fatto bocciato il Capo dello Stato ed il suo tentativo di trovare uno sbocco allo stallo attuale. Qualcuno sostiene che di fronte ad un gesto del genere sarebbe opportuno che lo stesso presidente della Repubblica replicasse precisando una volta per tutte che nessun singolo magistrato può arrogarsi il diritto di far precipitare il paese nel baratro in base al una distorta ed arrogante interpretazione del proprio ruolo. La Repubblica non è ancora dei giudici ma è sempre dei cittadini. Ma l’eventuale riserbo del Capo dello Stato non può diventare un alibi per chi capisce che la strada della irragionevolezza e dell’intransigenza dei gruppi oltranzisti dei magistrati porta fatalmente alla rottura traumatica del quadro politico della società nazionale. 

Il centro destra, in altri termini, insieme alle forze responsabili del centro sinistra, deve avere il coraggio di affrontare in termini politici un problema che è esclusivamente politico. I dirigenti della Prima Repubblica non lo fecero uscendo di scena nel modo ignominioso che tutto conoscono. Ma non avevano né la forza morale né il consenso popolare per farlo. La nuova classe politica ha l’una e l’altro. Se il dialogo non decolla per i boicottaggi degli estremisti vada avanti da sola e chiuda una volta per tutte la partita con i golpisti della corporazione giudiziaria. Qualcuno protesterà ma la stragrande maggioranza dei cittadini sarà grata per il pericolo scampato e per il ritorno alla normalità.