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Il
triplice successo di Berlusconi 29 gennaio 2002 Alla sua prima uscita come ministro degli Esteri ad interim il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi consegue un risultato che nessuno dei suoi predecessori dell’ultimo cinquantennio repubblicano aveva mai riscosso o sognato di riscuotere. L’aver condotto e vinto la battaglia contro le resistenze dei governi europei a guida socialista alla presenza sia di Giuliano Amato che di Gianfranco Fini nella Convenzione dell’Unione europea rappresenta, per il Cavaliere, un successo addirittura clamoroso. Sia da un punto di vista personale, sia per quanto riguarda il prestigio del nostro paese nella politica internazionale ed europea, sia sullo stesso terreno della politica interna e del futuro della legislatura. Sul piano personale Berlusconi ha interrotto ed invertito quell’ondata di ostilità e di discredito con cui alcuni settori internazionali avevano reagito alla sua vittoria elettorale del 13 maggio dello scorso anno. Ora “Le Monde”, “L’Economist” e gli altri strumenti mediatici dei gruppi più conservatori europei potranno anche continuare a criticare il presidente del Consiglio italiano per il suo conflitto d’interessi, per le sue televisioni o per certe sue esuberanze verbali. Ma non potranno più trattarlo con sufficienza e disprezzo. Aver piazzato l’accoppiata vincente Fini-Amato nella Convenzione Ue trasforma Berlusconi in un personaggio politico europeo di primaria grandezza. E lo colloca addirittura al di sopra degli attuali premier francese e tedesco alla vigilia di difficili battaglie elettorali. Da adesso in poi la campagna di denigrazione personale scemerà d’intensità. Ed, in ogni caso, sarà condotta con maggiore rispetto nei confronti di un personaggio che può essere attaccato ma che non può essere né irriso, né ignorato. Sul piano politico internazionale il successo di Berlusconi costituisce una vera e propria inversione di tendenza rispetto ai lunghi anni di ruolo marginale tenuto dal nostro paese in Europa rispetto all’asse franco-tedesco. L’Italia non è più il parente povero. Si trasforma, insieme alla Spagna di Aznar, nel paese-guida di un nuova concezione dell’Unità europea. Quella non più ispirata al socialismo burocratico degli anni passati ma fondata sui più moderni valori liberali. Cade una volta per tutte la falsa accusa di euroscetticismo rivolta al centro destra italiano ed al suo leader. E nasce nei fatti l’euroliberismo sostenuto dalla maggioranza dei cittadini europei che si ritrovano sotto le bandiere del Ppe e di tutti i partiti nazionali che aderiscono ai popolari europei o ne sono gli alleati fedeli e necessari. L’ultimo aspetto del successo del Cavaliere, infine, riguarda la politica italiana. Con Fini ed Amato il presidente del Consiglio ha fornito una dimostrazione concreta della sua volontà e e della sua capacità di portare avanti la tanto decantata politica bipartisan. Il che, alla luce della crisi irreversibile in cui è caduto l’Ulivo, crea una situazione addirittura paradossale. Visto che l’opposizione non riesce a tutelare se stessa, a tutelare l’opposizione ci pensa il leader della maggioranza. |