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  Vent'anni d'opposizione
31 gennaio 2002

La crisi dell’Ulivo è appena agli inizi. Non solo perché le polemiche sulla leadership di Francesco Rutelli e lo scontro per l’egemonia sulla sinistra tra Ds e Margherita sono sempre in piedi. Ma soprattutto perché tutte le discussioni e le lotte intestine che dilaniano l’opposizione non sfiorano neppure il problema di fondo che sta alla base della crisi. Questo problema non riguarda solo le forze che fanno parte del centro sinistra italiano. Investe la sinistra europea nel suo complesso. E consiste nel totale esaurimento di una lunga fase storica che è iniziata al termine del secondo conflitto mondiale e che può essere identificata come quella del modello di stato sociale europeo. 

Da questo punto di vista gli sforzi per risolvere il contenzioso sulla leadership dell’Ulivo sono addirittura patetici. Si litiga sul colore da fare al tetto della casa prima ancora di sapere quali saranno le fondamenta dell’abitazione da ricostruire.Tutti si preoccupano dei futuri organigrammi e nessuno si accorge che il nodo irrisolto è quello della incapacità della sinistra tradizionale di rimanere al passo con i tempi. Qualcuno, per la verità, è perfettamente consapevole che la sinistra è ancorata al proprio passato. E cerca di utilizzare a proprio vantaggio questa negatività. Non è un caso che Sergio Cofferati abbia deciso di schierare la Cgil a difesa delle vecchio e superato dello stato assistenziale. Tanto più che il nucleo più forte degli iscritti alla propria ed alle altre confederazioni sindacali è rappresentato dalle categorie dei pensionati. 

Ed è fin troppo evidente la ragione per cui Fausto Bertinotti cavalca la protesta della sinistra antagonista puntando sulle antiche motivazioni classiste ed anticapitaliste del movimento operaio. I due sanno che la sinistra ci metterà almeno un decennio per affrancarsi dal proprio attaccamento al passato e dalla propria idiosincrasia per l’innovazione. E puntano scientemente sull’arroccamento conservatore nella speranza di “durare” tutto il lungo tempo che sarà necessario alla sinistra italiana ed internazionale per tornare a svolgere un ruolo propulsivo nella società moderna. 

Ma gli altri non hanno lo stesso coraggio intellettuale e politico. Anche quelli come Piero Fassino, Massimo D’Alema, Giuliano Amato e qualche esponente illuminato della Margherita che parlano di rifondazione e di rilancio del riformismo, non sanno tradurre in pratica le proprie intenzioni. E tendono inesorabilmente a privilegiare le questioni di potere personale a quelle di identità e di strategia politica. Non si tratta di una crisi inedita. In Gran Bretagna i laburisti hanno vissuto in anticipo il dramma della sinistra continentale. E per superarlo ci hanno impiegato quasi vent’anni. Come dire che il Blair italiano porta ancora i pantaloni corti. E che tra vent’anni gli attuali litiganti del centro sinistra saranno tutti in pensione e fuori di ogni gioco politico.