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I cavalieri del masochismo 7 febbraio 2002 E’ di quelle che dovrebbero indignare la notizia che Umberto Eco, Antonio Tabucchi, Vincenzo Consolo ed Andrea Camilleri si rifiutano di partecipare alla delegazione italiana al salone del Libro di Parigi in segno di protesta contro il governo Berlusconi. La prima e più istintiva reazione sarebbe quella di condannare il comportamento settario ed ottuso di questi scrittori disposti ad attizzare i già grandi ed ingiustificati pregiudizi stranieri contro l’Italia pur di danneggiare in qualche modo l’odiato nemico politico. La seconda, poi, sarebbe poi di dimostrare la protervia e l’irresponsabilità di chi non esita a sostenere il falso, cioè la fine della democrazia in Italia a causa dell’avvento al governo del centro destra, sempre allo scopo di colpire il proprio avversario politico anche a dispetto degli interessi generali dei propri concittadini. La terza, infine, sarebbe di considerare che Eco, Tabucchi, Consolo e Camilleri non fanno altro che compiere lo stesso peccato commesso nei secoli passati da tutte quelle fazioni di italiani che per prevalere sugli avversari interni non esitavano a chiedere aiuto all’estero trasformando la penisola nella terra dei morti e nel territorio di conquista delle più grandi nazioni europee. E non basta. Chissà quanti altri diversi modi di reagire con indignazione possono essere trovati di fronte al comportamento dei quattro mostri sacri della letteratura italiana contemporanea! Ma ne vale la pena? Chi vogliono colpire ed impressionare i quattro cavalieri dell’apocalisse antiberlusconiana? Siamo proprio sicuri che si vogliano rivolgere ai governi europei ed ai loro popoli ancora ignari della riapparizione del fascismo sui colli fatali di Roma? Il sospetto che in realtà parlino a nuora perché suocera intenda è forte. Non solo perché le cancellerie europee ed internazionali non sono composte di sprovveduti ma da uomini di valore ed esperienza che sanno perfettamente come la democrazia sia perfettamente funzionante in Italia. Ma soprattutto perché i quattro cavalieri della vergogna sono troppo furbi per non sapere che non saranno di certo le loro frenesie a spingere i governi europei a trattare l’Italia di Berlusconi come l’Austria di Haider. Il loro obiettivo è diverso così come è differente il loro vero interlocutore. Eco, Tabucchi, Consolo e Camilleri non vogliono far altro che imitare Nanni Moretti. Solo che invece di farlo a piazza Navona di fronte a quattromila “giapponesi” della sinistra giustizialista lo fanno a Parigi. Con l’obbiettivo di accreditarsi presso la sinistra francese ed europea come i promotori della fronda intellettuale italiana al governo berlusconiano. E con la speranza di poter vendere qualche libro in più sul mercato internazionale grazie al tentativo di diventare la fronda dorata e privilegiata al regime del Cavaliere. Si tratta, in sostanza, di una questione di potere e di soldi. Come tutte quelle che riguardano gli intellettuali di una sinistra italiana sempre più isolata, autoreferenziale e ferocemente attaccata ai privilegi conquistati negli anni dell’egemonia e dello strapotere dei loro partiti di riferimento. Il che induce ad una diversa reazione. I quattro cavalieri non vanno a Parigi? E chi se ne frega! Tant’è, della serie la sinistra masochista che non si diverte se non si fa del male! |