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  Le ragioni della Lega
12 febbraio 2002

Ernesto Galli della Loggia ha perfettamente ragione quando sottolinea come uno degli effetti del governo di centro destra sia lo scontro aspro scoppiato all’interno del ceto intellettuale del paese tra l’ala radicale della sinistra che chiede la condanna etica del berlusconismo e chi rifiuta ogni pregiudizievole condanna della coalizione governativa. Ed ha anche più ragione quando denuncia l’inguaribile tendenza della sinistra estrema nel criminalizzare come mascalzone o venduto chiunque la pensi in maniera diversa.
Ciò che però manca nella brillante analisi del titolato editorialista del “Corriere della sera” è una descrizione preventiva del ceto intellettuale del paese. In cosa consiste? Chi ne fa parte? Galli della Loggia ne parla come se si trattasse di un dato acquisito e scontato. Talmente normale da rendere inutile una qualsiasi descrizione di partenza. Come se il ceto intellettuale italiano fosse simile a quelli delle democrazie più mature ed avanzate e fosse rappresentativo di tutte le tendenze e pulsioni culturali esistenti nella società nazionale. 

Invece la categoria degli intellettuali italiani costituisce una delle principali anomalia del paese. Non riflette affatto la reale circolazione delle idee esistente nella società italiana. E rappresenta la causa principale dei “perversi stereotipi ideologico-argomentativi” denunciati dal professore-fustigatore dei costumi degenerati della sinistra. E’ probabile che Galli della Loggia non parli delle caratteristiche del ceto culturale italiano di cui fa parte perché consideri l’anomalia talmente radicata da essere ormai diventata un fenomeno normale. Oppure, visto che di tale ceto fa parte, per semplice carità di patria. Ma chi esamina la questione dall’esterno non può che partire dall’inizio. E rilevare che se il ceto intellettuale italiano produce distorsioni è solo perché è distorto. E tale distorsione è costituita dalla ridotta capacità di rappresentazione della realtà culturale nazionale. Gli intellettuali, oltre a rappresentare se stessi in nome del proprio egocentrismo, rappresentano solo una parte limitata della società italiana. Secondo un meccanismo che è stato perfezionato durante gli anni dell’egemonia culturale della sinistra ma che era stato originariamente realizzato ed ampiamente sperimentato nelle sue diverse applicazioni durante il regime fascista.

Non è un caso, allora, che la discussione di cui parla Galli della Loggia riguardi solo la sinistra più oltranzista e quella più moderata. Ma non tocchi minimamente tutto il resto, considerato talmente poco titolato a far parte del gioco da essere considerato addirittura inesistente. Il buffo è che la sinistra, estrema e moderata, rappresenta una parte sempre più minoritaria della società. E che la maggioranza del paese non trovi alcuna rappresentanza all’interno del ceto intellettuale se non nei cosiddetti “voltagabbana”. A conferma che il meccanismo di esclusione rimane intatto. E che il ceto intellettuale italiano vuole continuare a rimanere una oligarchia chiusa, come i fascisti l’avevano realizzata ed i comunisti successivamente è perfezionata. Sarà per questo che consideriamo perfettamente legittima la richiesta di Umberto Bossi di una presenza leghista nel Consiglio di Amministrazione della Rai? E sarà sempre per questo che consideriamo altrettanto legittimo che la maggioranza della società italiana trovi rappresentanza nella azienda radiotelevisiva pubblica ed in tutte le altre cittadelle del potere fino ad ora occupate dalla nomenklatura degli intellettuali di parte?