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  A proposito di pluralismo
15 febbraio 2002

Per una volta tanto non si può essere in disaccordo con Francesco Rutelli e Piero Fassino. La loro richiesta di pretendere che il pluralismo informativo non riguardi solo la Rai ma anche Mediaset non va assolutamente respinta. E’ vero che nei cinque anni di governo dell’Ulivo né Rutelli, né Fassino, né qualsiasi altro esponente grande e piccolo del centro sinistra hanno mai proposto di fissare delle regole serie capaci di garantire il pluralismo dentro la Rai e dentro Mediaset. Volendo avrebbero potuto varare qualsiasi legge in proposito. Ma non lo hanno fatto visto che era troppo comodo occupare integralmente la Rai e controllare Canale Cinque ed il suo telegiornale. E’ altrettanto vero, poi, che la loro richiesta, proprio perché avanzata con cinque anni di inerzia e di ritardo, puzza di strumentalità lontano un miglio. Adesso che si trovano all’opposizione e sono destinati a rimanerci per l’intera legislatura scoprono l’importanza di quel pluralismo che ostentatamente ignoravano e calpestavano quando erano maggioranza!

Ma che importa? La questione della diversità di voci nell’informazione all’interno dei due colossi del sistema radiotelevisivo nazionale è più che fondata. Sarà pure ora, infatti, che il vertice di Mediaset si renda conto che il ricatto a cui è stato sottoposto nella passata legislatura e negli anni precedenti non c’è più. E che la cessione della gestione politica dei principali spazi informativi dell’azienda in cambio del mancato esproprio è un baratto omai superato dai risultati elettorali. Certo, c’è sempre la spada di Damocle della magistratura milanese che induce i dirigenti dell’azienda fondata da Silvio Berlusconi a scegliere la linea del pluralismo sbilanciato in favore dei propri avversari politici. Ma proprio per rendere finalmente inefficace anche questa minaccia perché non fare propria la richiesta di pluralismo generalizzato dei leader contestati dell’Ulivo? Forse potrebbe essere la volta buona per aprire le reti Mediaset non solo a quelli di sinistra ma anche a quelli della parte opposta. In fondo a pensarla come il Cavaliere non c’è solo Emilio Fede ma più del sessanta per cento degli italiani!