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Le ragioni del convegno 16 febbraio 2002 “Dal golpe mediatico-giudiziario alla Repubblica delle garanzie”. Il titolo del convegno organizzato per domani mattina all’Hotel Quirinale di Roma da “L’opinione delle libertà” non si presta ad equivoci. Non siamo tra coloro che festeggiano i dieci anni di Mani Pulite e si propongono di perpetuarne l’opera. Anzi, siamo l’antitesi di quanti sperano di liquidare per via giudiziaria il secondo governo Berlusconi così come avvenne con il primo ed, in precedenza, con tutte le forze politiche democratiche della Prima Repubblica. La decisione di organizzare il convegno a Roma il 17 febbraio è nata proprio per la necessità di rispondere agli estremisti della sinistra fondamentalista. Costoro hanno deciso di trasformare l’anniversario dell’arresto di Mario Chiesa nella migliore occasione per chiamare a raccolta tutti i giustizialisti vecchi e nuovi in vista della “seconda ondata” della rivoluzione giudiziaria. Noi ci siamo rivolti alle vittime del terremoto politico degli anni ‘90 ed ai pochi che in quell’epoca hanno tentato di resistere denunciando i ripetuti colpi di stato commessi ai danni della democrazia italiana. Ed abbiamo dato vita ad una iniziativa che si pone apertamente come antagonista ed alternativa a quella indetta dalla rivista Micro Mega la prossima settimana al Palavobis di Milano. Ma il nostro intento non è di contrapporre estremismo ad estremismo. Siamo stati costretti a farlo quando eravamo una misera pattuglia a tentare di contrastare l’ondata giustizialista che sembrava destinata a trasformare il nostro paese in una sorta di Repubblica di Giudici al di sopra di qualsiasi regola democratica.Allora era necessario forzare i toni e dare battaglia senza esclusione di colpi. La posta in palio era la libertà dei cittadini. Ma adesso che la stragrande maggioranza degli italiani ha aperto gli occhi e chiede che la rivoluzione giudiziaria abbia finalmente fine, non c’è più bisogno di forzature od arroccamenti di tipo estremistico. Il nostro intento è duplice. Per un verso vogliamo ribadire che la lettura corretta delle vicende italiane dell’ultimo decennio non è quella fornita dalla sinistra “apocalittica” e neppure quella di certi settori “inciucisti” e “pontieri” della maggioranza che scambiano la moderazione ed il dialogo con la passiva accettazione delle tesi altrui. Il colpo di stato mediatico-giudiziario c’è stato in due diversi tempi ed in due diverse versioni. Il primo è servito a liquidare la Prima Repubblica. E gli artefici sono stati i magistrati politicizzati, quelli corporativi, i giornalisti di sinistra, gli eredi del Pci ed i “poteri forti” decisi a sbarazzarsi dei condizionamenti della politica. Il secondo è servito ad affondare il primo governo di centro destra guidato da Silvio Berlusconi. Ed i suoi artefici sono stati gli stessi del primo golpe con l’aggiunta della nomenklatura burocratica dello stato ed i gruppi della conservazione decisi ad impedire qualsiasi cambiamento nella società italiana. Per l’altro verso, invece, intendiamo coglie l’occasione per lanciare un appello a tutte le forze autenticamente democratiche affinché la regressione di tipo sudamericano vissuta dal nostro paese nell’ultimo decennio non debba più ripetersi. Mai più Mani Pulite! In nome della legalità democratica e contro l’uso politico della giustizia. Ma per evitare il ripetersi di nuovi colpi di stato giudiziari non basta denunciare il revanscismo dei nostalgici delle toghe rivoluzionarie. E non basta neppure avviare una riforma della giustizia in grado di far rientrare nei ranghi democratici i magistrati politicizzati o supercorporativi. Sono in troppi a dimenticare che “Mani Pulite” non è stato un fenomeno esclusivamente giudiziario. L’uso politico della giustizia sarebbe stato del tutto inefficace se non fosse stato accompagnato, sostenuto e potenziato all’eccesso dall’uso politico dei media. Senza una informazione omologata, conformista, appiattita ed asservita agli interessi dei “poteri forti”e della cultura egemone della sinistra non si sarebbe verificata alcuna forma di rivoluzione più o meno fallita. Quel tipo di informazione a senso unico e ferocemente chiusa ad ogni forma di pluralismo democratico è ancora in piedi. E questo rende evidente che se si vuole superare e chiudere il decennio anomalo non basta avviare una efficace riforma della giustizia ma è indispensabile realizzare anche una adeguata riforma dell’informazione. Ovviamente non per sostituire conformismo a conformismo, omologazione a omologazione, egemonia ad egemonia. Ma per garantire effettivamente quel pluralismo che nelle società moderne ed avanzate è il puntello indispensabile del sistema democratico e liberale. |