![]() |
|
La luna e i falò 21 febbraio 2002 E’ una storia di luna e di falò quella che si svolge in merito alla vicenda delle nomine Rai. Ma senza Cesare Pavese, le colline di Alba ed il passaggio della guerra civile nella società rurale dell’anteguerra. Tutto è molto meno letterario ma, al tempo stesso, condito di quel pizzico di forsennatezza che non figura nell’ultimo romanzo dello scrittore piemontese. La luna delle nomine Rai è il posto in cui, secondo una parte dell’opposizione e della nomenklatura intellettuale del paese, bisognerebbe andare a cercare i possibili personaggi in grado di assumere posti di responsabilità nell’azienda radiotelevisiva pubblica. I falò sono invece i roghi su cui vanno piazzati e bruciati tutti quanti quelli che hanno il Dna macchiato dal gene negativo della mancata appartenenza alla stessa opposizione ed alla stessa e vecchia nomenklatura intellettuale del paese. Quando Ernesto Galli della Loggia intima a Silvio Berlusconi di manifestare la propria buona fede e la propria credibilità fornendo indicazioni non solo di integerrimi professionisti ma soprattutto di personaggi che non siano riferibili alle attività presenti e passate dell’imprenditore Berlusconi, si riferisce chiaramente agli abitanti del satellite del nostro pianeta. Il conflitto d’interessi, che esiste, è tale proprio perché le aziende del Presidente del Consiglio hanno un ruolo di grande importanza nel settore dell’editoria. Quanti sono i giornalisti o gli uomini di cultura che non hanno mai avuto a che fare con la Fininvest, con la Mondadori o con l’Einaudi? E la pregiudiziale varrebbe se per caso il Cavaliere insanisse e decidesse di puntare su Costanzo per la presidenza Rai e su Camilleri e Tabucchi per il Consiglio di Amministrazione? Gli interrogativi di questo tipo potrebbero continuare all’infinito. E spaziare oltre i confini contingenti della vicenda Rai fino a toccare altre e più bizzarre anomali. Che fare di tutta questa gente durante gli anni del governo Berlusconi? Mandarli ad un metaforico confino a causa dei loro interessi intrecciati con quelli del Presidente del Consiglio? Oppure lasciarli in libertà in nome della loro dichiarata scelta in favore dell’antico principio latino secondo cui “pecunia non olet”? Neppure sulla luna, in sostanza, ci sono professionisti senza ombre berlusconiane passate e presenti. A meno che, ovviamente, per luna non si intenda qualche stanza del Corriere della Sera o qualche “salotto buono” dove sono rinserrati gli ultimi e sempre più autoreferenziali bramini della cultura italiana. Ma questa idea della luna, cioè la pretesa gattopardesca che tutto cambi affinché tutto rimanga intatto ed il mondo della comunicazione rimanga sempre nelle mani di chi l’ha controllato fino ad ora, ha come inquietante corollario i falò. Cioè i roghi su cui immolare tutti quelli che, magari senza neppure essere stati contagiati nel passato e nel presente dal germe berlusconiano, hanno come tara indelebile la scelta testarda di essere dissidenti non solo rispetto alla cultura egemone della sinistra ma anche rispetto ai salotti ed alle cordate. Il meccanismo dei falò è semplicissimo. Al rogo vanno quelli che a qualsiasi titolo simpatizzano per il centro destra. E non importa se tra questi ci stanno persone dalla indiscutibile professionalità dotate di personalità indipendente e di cultura autonoma. “Dio - come per la strage degli ugonotti - riconoscerà i suoi!”. La linea della luna e dei falò chiesta a gran voce dai salotti e dell’opposizione ha però una controindicazione. Non piace alla maggioranza degli elettori. Quelli che hanno chiesto alla casa delle Libertà non di compiere la solita operazione gattopardesca ma di cambiare sul serio il paese. Anche e soprattutto sul versante dell’informazione.
E gli elettori, si sa, non si possono deludere. Anche se l’opposizione minaccia un nuovo Aventino e la nomenklatura salottiera ricorda che le opinioni non contano ma si pesano. |