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  Viva la differenza
23 febbraio 2002

Il bello della concomitanza degli avvenimenti è la possibilità di fare più facilmente paragoni. Figuriamoci poi se gli avvenimenti concomitanti sono il Consiglio Nazionale di Forza Italia aperto dalla relazione di Silvio Berlusconi e l’incontro tra i Ds e gli intellettuali di sinistra iniziato con la relazione di Piero Fassino. Mettere a confronto le due vicende risulta praticamente obbligato. Con una conclusione altrettanto scontata. Berlusconi guarda in avanti verso il grande cambiamento del paese che il proprio governo ha incominciato a realizzare in questo primo scorcio della attuale legislatura. Piero Fassino guarda al passato ed all’epoca irripetibile in cui il partito avanguardia della classe operaia aveva conquistato l’egemonia culturale nel paese e teneva ai suoi ordini la stragrande maggioranza degli intellettuali italiani. Non ci vuole molto a rilevare la differenza tra le due vicende ed i diversi atteggiamenti dei due protagonisti. Berlusconi corre in avanti e Fassino marcia all’indietro. Ed è facile sottolineare come di questo passo il divario tra i due personaggi ed i rispettivi schieramenti sia destinato a diventare un abisso gigantesco ed incolmabile. 

Il Presidente del Consiglio è perfettamente consapevole della differenza. Ed appare assolutamente deciso a sfruttare l’occasione per rispettare fino in fondo quel patto per l’innovazione del paese stipulato a suo tempo con il proprio elettorato. Il segretario dei Ds non sembra invece consapevole di camminare con la testa girata all’indietro. E, quel che è peggio, appare schiavo di un meccanismo che lo obbliga a rincorrere tutti quelli che lo spingono a fuggire sempre più precipitosamente nel passato antistorico. L’obiettivo di Berlusconi è di mantenere le promesse, consolidare il proprio governo e passare alla storia come il premier che ha consentito all’Italia di entrare nel terzo millennio insieme ed allo stesso livello delle democrazie più progredite dell’occidente. Quello di Fassino rischia di diventare il becchino di una opposizione non più formata da una coalizione di centro sinistra ma dagli ultimi irriducibili della parte più settaria e marginale della sinistra.

La scelta del segretario dei Ds di mettersi alla rincorsa degli intellettuali divenuti apocalittici perché non più organici ad un partito proiettato verso il potere, costituisce un irreparabile errore strategico. La strada dell’estremismo indicata da girotondisti alla Moretti, da giustizialisti alla Flores D’Arcais, dai sindacalisti massimalisti di Cofferati e dagli ex sessantottini della cosiddetta società civile, spinge la Quercia a rompere con i settori riformisti e centristi dell’opposizione ed a schiacciarla su Fausto Bertinotti e sui no-global. Quanto tempo bisognerà ancora aspettare prima che i riformisti ed i centristi del centro sinistra si rendano conto che il loro unico futuro politico è di trasformarsi nella sinistra del centro destra rinunciando al ruolo di foglia di fico della sinistra estremista? La rincorsa a sinistra di Fassino è destinata a provocare una nuova scissione di Palazzo Barberini all’interno del fronte dell’opposizione. Con la conseguenza di marginalizzare l’attuale opposizione e creare le condizioni affinché l’unica opposizione democratica e costruttiva nasca all’interno di una maggioranza divenuta nel frattempo gigantesca. Contenti loro (Fassino e gli intellettuali di retroguardia), contenti tutti!