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  Una legge per il pluralismo
12 marzo 2002

Nessuno provvisto di un minimo di sale in zucca può prendere sul serio i girotondi di Nanni Moretti o le paranoie antiCavaliere di Giovanni Sartori. Ma chiunque abbia il solito minimo di sale in zucca sa bene che non si può neppure ignorare il fenomeno rappresentato dalla petulanza con cui la vecchia nomenklatura dell’Ulivo ed i suoi intellettuali di complemento portano avanti la loro battaglia di difesa dei vecchi privilegi in nome dei sacri principi della libertà e del pluralismo. Nella società della comunicazione è purtroppo di scarsa importanza la validità e la veridicità o meno del messaggio che viene trasmesso. Ciò che importa , che pesa e che incide è la continuità e la diffusione del messaggio stesso. A conferma che prima di Goebbels e di Mac Luhan avevano perfettamente ragione i gesuiti che sostenevano come una grande bugia ripetuta infinite volte diventasse progressivamente una grande verità. 

Il centro destra, quindi, non può rimanere inerte di fronte alle bugie ed alle forzature dei girotondisti e degli ossessionati dal problema del conflitto d’interessi. Non può limitarsi ad aspettare che i futuri assetti Rai producano il riassorbimento della protesta preventiva dei beneficiati della sinistra. Il ceto intellettuale che fino ad ora ha vissuto grazie all’azione del grande ammortizzatore sociale rappresentato dall’azienda radiotelevisiva pubblica non si accontenterà di continuare a vivere di assistenza. Pretenderà di continuare a comandare. E lo farà con tanta proterva determinazione da far credere sul serio ad una parte dell’opinione pubblica interna ed internazionale che in Italia si vive in un regime illiberale ed autoritario. Al tempo stesso il centro destra non può sperare che le paranoie dei tanti “sartori” possano essere risolte da qualche modifica del Senato alla legge sul conflitto d’interessi. 

Ci vuole una iniziativa forte, nuova, che spezzi una volta per tutte il meccanismo perverso attivato da chi pretende di usare i valori della libertà e del pluralismo per perpetuare all’infinito la propria egemonia ed i propri indecenti privilegi sulla cultura e sulla intera società italiana. Per far saltare il disegno di intossicazione delle coscienze avviato dalla sinistra assistita bisogna denunciare il falso assioma secondo cui la libertà ed il pluralismo dipendono dalla proprietà dei mezzi di comunicazione. Ed affiancare le modifiche al provvedimento sul conflitto d’interessi in discussione al Senato con una legge che fissi una serie di regole per il rispetto del pluralismo e della libertà d’informazione in qualsiasi azienda radiotelevisiva. Sia essa pubblica che privata Sappiamo fin troppo bene come né la proprietà pubblica della Rai, né quella privata di Mediaset e di Tele Più abbiano assicurato nei cinque anni del governo dell’Ulivo il pluralismo dell’informazione nel nostro paese. 

Viale Mazzini è stato occupato militarmente da quelli che oggi fanno i girotondi per conservare gli stipendi e le poltrone. E lo stesso è avvenuto di Tele Più. Mediaset è stata di fatto costretta ad appaltare alla sinistra o al più assoluto disimpegno i propri spazi informativi in cambio della conservazione della proprietà. Di qui la necessità di una legge che impedisca il perpetuarsi, magari di segno diverso, di tali nefandezze. E che metta al riparo la maggioranza di governo dal rischio di vedere trasformata in verità l’invereconda bugia del regime dell’unico proprietario.