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I ritorni allo Statuto Mercoledì 6 marzo 2002 Lo Statuto Albertino, che pure consentiva al Sovrano non solo di regnare ma anche di influenzare pesantemente il governo del paese, non prevedeva incontri ufficiali tra il Re ed i componenti del governo guidati dal Presidente del Consiglio. Le riunioni ed i colloqui si tenevano egualmente. Ma in maniera riservata. Per impedire che tra le maglie fin troppo larghe di una carta costituzionale ottenuta dal popolo più per forza che per amore il Sovrano potesse formalmente riprendersi quel potere di governo che aveva dovuto abbandonare con la fine della monarchia assoluta. Neppure la Costituzione repubblicana prevede che il Capo dello Stato presieda riunioni ufficiali del governo. E sempre per lo stesso motivo. Nel ricordo di quanto il potere di condizionamento dei sovrani sabaudi aveva inciso sulla storia dello stato unitario , i Padri Costituenti si guardarono bene dall’attribuire al Presidente della Repubblica un potere diverso e più ampio di quello di poter inviare messaggi alle Camere e rinviare le leggi in Parlamento in mancanza di copertura finanziaria. Ma sappiamo bene come la Costituzione materiale abbia innovato quella formale nel corso della storia repubblicana. Non c’è stato un solo Presidente della Repubblica che non abbia influito in quale modo sull’azione del governo e del Parlamento. Da Luigi Einaudi, che svolse il ruolo di grande e benefico supervisore della politica economica del paese nel primo dopoguerra, fino a Oscar Luigi Scalfaro che arrivò addirittura a dare vita a quei “governi del Presidente” che alterarono la corretta vita democratica e parlamentare negli anni drammatici della cosiddetta “rivoluzione giudiziaria”.Di fatto la prassi repubblicana ha riportato il Quirinale allo Statuto Albertino. Il che può essere un paradosso ma costituisce la semplice realtà dei fatti. Stupisce, quindi, lo stupore manifestato da Francesco Cossiga per la riunione al Quirinale indetta da Carlo Azeglio Ciampi per fare il punto sulla politica europeista del governo con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed i ministri competenti. Non si tratta di un atto irrituale ma di una iniziativa diventata addirittura consuetudinaria se si considera che in passato i precedenti Capi di Stato non si sono limitati a ricoprire il ruolo di tutori e di garanti della politica europeista del paese ma si sono occupati anche del contratto dei controllori di volo e degli avvisi di garanzia delle Procure eccellenti senza suscitare stupori di sorta. Certo, il giorno in cui la Costituzione formale sarà adeguata a quella materiale sarà sempre tardi. Ma in attesa di una riforma Costituzionale in senso presidenzialista non si può non accettare l’interventismo di Ciampi. Ringraziando anche il Padreterno che tende ad esercitarsi non in maniera settaria ma al di sopra delle parti. Alle forzature costituzionali va però posto un limite. Passi se il Presidente della Repubblica tende a comportarsi come Vittorio Emanuele II, ma è accettabile che il Presidente della Camera Pierferdinando Casini innovi al tempo stesso Costituzione e Statuto e si comporti come Umberto I? Certo, anche alle spalle di Casini c’è la prassi dei presidenti della Camera di provenienza comunista come Luciano Violante, Nilde Iotti, Pietro Ingrao, che hanno abituato alle irruzioni della terza carica istituzionale dello stato nelle polemiche politiche. Ma da Casini, che ha alle spalle una diversa tradizione, ci si aspetterebbe un comportamento di tutt’altro genere. E la ragione è fin troppo semplice. Se ad intervenire sull’Europa è il Capo dello Stato il suo ruolo è di tutore e di garante. Sia pure con il ritorno alo Statuto Albertino. Ma se ad intervenire nella polemica politica in difesa della concezione europeista del proprio partito è il Presidente della Camera, il suo ruolo non può essere quello del tutore o del garante ma, più semplicemente, del leader politico di una delle parti in campo. Con evidente ed inconciliabile compatibilità con la funzione di Presidente superpartes di Montecitorio. Naturalmente tutto è destinato a ricomporsi. Anche perché l’alternativa sarebbe la crisi ed il ricorso alle elezioni anticipate. In futuro, però, sarebbe meglio evitare gli eccessi di ritorno allo Statuto. Altrimenti Marco Follini che ci sta a fare? |