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Istituzioni contro Venerdì 3 maggio 2002 Tutti si affrettano a buttare acqua sul fuoco delle polemiche scoppiate dopo l’arresto dei poliziotti napoletani. Lo fa il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi quando media con discrezione tra Viminale e Palazzo dei Marescialli. Lo fanno Claudio Scajola e Gianni De Gennaro quando misurano le parole con il bilancino del farmacista per non gettare ulteriore benzina sull’indignazione dei propri agenti. Lo fanno i membri del Csm, il Procuratore di Napoli Agostino Cordova e gli stessi magistrati che hanno aperto l’inchiesta quando evitano accuratamente di dire una sola battuta fuori posto e non ispirata alla più assoluta e totale prudenza. E lo fa, forse più di tutti , il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che tace su una questione che pure gli offrirebbe la possibilità di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Soprattutto dopo la l’Associazione Nazionale Magistrati ha indetto lo sciopero della categoria (ma meglio sarebbe dire di un “potere” dello stato) e sembra sempre più intenzionata a comportarsi come una componente esterna dello schieramento parlamentare dell’opposizione di sinistra. Tutti questi sforzi di mediazione e di prudenza, di accortezza e silenzio sono assolutamente sacrosanti. Ma, purtroppo, servono a poco. La ferita istituzionale provocata dalla vicenda è di quelle che non si possono rimarginare in breve tempo. Ed il segno inequivocabile che il guasto è quasi irreparabile si è avuto ieri, con la notizia che uno dei poliziotti arrestati dai magistrati napoletani ha reagito alla decisione del gip di respingere la sua richiesta di scarcerazione annunciando un ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. La decisione dell’agente rimasto agli arresti domiciliari è priva di qualsiasi risvolto pratico a tempi brevi e medi. Di fatto non incide e non può condizionare affatto l’inchiesta in corso ed il comportamento dei magistrati napoletani. Strasburgo è lontana e le sue sentenze sono sempre molto lente. Giungono sempre a distanza di anni dal momento della presentazione degli esposti. Ma il valore emblematico dell’appello alla Corte europea è molto più importante delle sue conseguenze pratiche. Agli occhi dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale dimostra in maniera inequivocabile che una parte della Polizia italiana non nutre più alcuna fiducia nei confronti della magistratura italiana. Fino ad ora a rivolgersi a Strasburgo erano solo dei semplici cittadini. E la loro evidente sfiducia nei confronti della giustizia nazionale serviva al massimo ad alimentare le statistiche. Ma adesso una componente dello stato si rivolge ad una autorità sovranazionale in segno di sfiducia nei confronti di un’altra componente dello stato. Il conflitto istituzionale si europeizza e si ingigantisce ulteriormente. Con tutte le drammatiche ricadute del caso. |