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  Un interim da istituzionalizzare
Giovedì 16 maggio 2002

L’interim tra Palazzo Chigi e la Farnesina funziona. Lo ha riconosciuto anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. A conferma che i risultati positivi della politica estera italiana costituiscono il solo dato incontrovertibile del bilancio dell’attività del governo di centro destra. L’opposizione lamenta la mancata riduzione delle tasse, contesta il ritardo nella attuazione delle grandi opere pubbliche, denuncia la perenne incertezza sui conti pubblici. E lo fa sfruttando strumentalmente la particolare congiuntura internazionale che ha impedito il rispetto di questi impegni elettorali (una crisi dopo quella seguita all’attentato dell’11 settembre non capita tutti i giorni). Ma quando si tratta di toccare il tasto della politica estera evita accuratamente di affrontare l’argomento. Su questo terreno anche i pervicaci strumentalizzatori si ritraggono. Per la semplice ragione, appunto riconosciuta dal Capo dello Stato, che non ci sono appunti da muovere all’indirizzo del responsabile della Farnesina. E che, anzi, come ammette a mezza bocca anche qualche esponente del centro sinistra, la politica estera italiana non ha mai ottenuto successi pari a quelli conseguiti in appena undici mesi da Silvio Berlusconi. 

La ragione è sicuramente legata alla persona. L’interim tra Presidenza del Consiglio e Ministero degli Esteri è impegnativo e faticoso. Molto di più di quanto non sia stato in precedenza. Come indica il numero spropositato di impegni internazionali a cui Berlusconi si deve sottoporre nella sua doppia veste di premier e di titolare del dicastero della Politica estera. Ma il Cavaliere non solo mette in mostra una capacità di lavoro micidiale che pochi dei suoi predecessori alla Farnesina hanno mai esibito. Manifesta un piacere e un entusiasmo nello svolgimento della sua attività che non hanno precedenti nella storia repubblicana e che costituiscono un incredibile additivo nella sua rincorsa ai successi internazionali. Ma accanto alla ragione della straordinaria personalità del personaggio c’è una causa altrettanto importante di natura squisitamente politica che riguarda la trasformazione materiale dei ruoli istituzionali del Presidente del Consiglio e del Ministro degli Esteri avvenuta nel corso degli ultimi anni.

Questa trasformazione, dovuta al passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario, all’avvento del bipolarismo ed alla moltiplicazione degli impegni internazionali del governo, si può sintetizzare nella parola “premier”. Ormai, a dispetto ed a modifica materiale della Carta Costituzionale, il Presidente del Consiglio leader della coalizione di maggioranza viene riconosciuto all’interno ed all’estero come il titolare unico della politica complessiva del paese. Di fatto è come se la Farnesina fosse stata inglobata da Palazzo Chigi. E chi, per diretta investitura popolare, guida la Presidenza del Consiglio non può non guidare contemporaneamente anche il Ministero degli Esteri. Per questo motivo è consigliabile non solo che l’interim venga prolungato all’infinito ma che venga addirittura istituzionalizzato. Senza inutili nostalgie di un passato che tanto non può in alcun modo ritornare.