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  Dal Fatto al Vitalizio
Giovedì 23 maggio 2002

Alla vigilia di una riunione del Consiglio di amministrazione della Rai in cui si sarebbe dovuto affrontare la questione di un eventuale spostamento di orario della trasmissione di Enzo Biagi “Il fatto”, il decano del giornalismo italiano ha pensato bene di creare il clima più adatto al migliore svolgimento della riunione stessa. Ed, utilizzando i canali messi volentieri a sua disposizione dal complesso editorialfinanziario che controlla i principali quotidiani italiani e li usa come arma di pressione sul governo di Silvio Berlusconi, ha lanciato una serie di siluri preventivi nei confronti di chi avrebbe potuto sollevare il problema di una diversa collocazione oraria de “Il fatto”. Nelle interviste a scopo chiaramente intimidatorio se l’è presa con il nuovo direttore di Rai Uno Fabrizio Del Noce trattandolo da bifolco ripulito strappato per meriti politici alla sua vocazione originaria di agricoltore. 

Ha contestato il governo di centro destra che, attraverso i suoi scherani piazzati in Rai, si è permesso addirittura di ipotizzare una diversa collocazione oraria per il suo programma posto dall’illuminato vertice Rai dell’Ulivo nella fascia oraria di maggiore ascolto. Quella in cui anche le pecore del vecchio “Intervallo” riuscivano ad avere uno share superiore a quello di tutte le altre reti messe insieme. Se l’ è presa anche con la sinistra che non si oppone come dovrebbe (come, con le armi?) a chi attenta alla sua libertà di espressione collocata alla fine del telegiornale di Rai Uno. Ed ha fornito un piccolissimo anticipo dell’inferno di ferro e di fuoco che potrebbe scatenare nel caso le braccia strappate all’agricoltura di Del Noce e l’acquiescenza censoria e criminale del Cda Rai dovessero mai decidere di spostare il “Fatto” di una qualche mezz’ora. Di fronte ad un così chiaro interesse privato e personale non si può in alcun modo buttarla in politica. Chi reagisse chiedendo che la Rai del centro destra dovrebbe comportarsi così come fece la Rai dell’Ulivo nel ’96 ed all’epoca della gestione Zaccaria, compirebbe un clamoroso errore.

Il caso Biagi non è un caso politico. E’ un caso umano. Ed è auspicabile che il vertice Rai lo affronti proprio in questa chiave. Come si può togliere al successore di Indro Montanelli nella qualità di “grande vecchio” del giornalismo italiano il giocarello delle 20,35? Chi avrebbe il cuore di infelicitare la tarda maturità di un personaggio dall’io e dal portafoglio così ipertrofici? La proposta è dunque che il Cda della Rai convinca Del Noce ad accontentare Biagi confermando il programma ed il suo attuale orario. Non solo per un anno ma a tempo indeterminato. Ma al tempo stesso, per ridurre l’incidenza del lauto stipendio del “decano” sul bilancio dell’azienda ed in presenza di una vicenda dai contorni chiaramente pietosi, chieda l’applicazione della legge Bacchelli e stabilisca che d’ora in avanti il programma cambi nome. Non più “Il Fatto” ma “Il Vitalizio”.