torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Una paralisi utile
Martedì 4 giugno 2002

La nazionale di calcio ha iniziato nel modo migliore il Campionato del Mondo e per l’intero paese è iniziata una fase in cui la preoccupazione principale sarà solo l’esito dell’avventura giapponese degli “azzurri”. Non si tratterà di una fase breve. La chiusura del festival del calcio planetario coinciderà con l’avvio di quella fase estiva che tradizionalmente stempera e rinvia a periodi meno accaldati la discussione sulle grandi questioni politiche. E questo significa che da oggi fino alla ripresa di metà settembre una sorta di cono d’ombra calerà sui problemi che fino ad oggi hanno agitato la vita politica del paese e non hanno ancora avuto una qualsiasi soluzione. Per qualcuno si tratta di una fase deleteria di addormentamento delle coscienze. E c’è da scommetterci che gli esponenti della sinistra più fanatica e fondamentalista non mancheranno di denunciare quello che ai loro occhi appare come un fenomeno di depoliticizzazione astutamente alimentato da chi ha tutto l’interesse ad assopire e sterilizzare i vari fermenti che agitano la società italiana. 

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Ed anche il fatto che l’interesso collettivo sarà catalizzato per una stagione intera dall’andamento del mondiale di calcio e dal suo seguito estivo può rappresentare un elemento positivo. Purché ci sia chi lo sappia mettere a frutto. La sinistra, ad esempio, può approfittare dell’occasione per riflettere sulla strategia con cui ha condotto il primo anno della sua legislatura all’opposizione. Quale sarà la strada migliore per tentare di tornare al governo alla fine dei prossimi quattro anni? Quella che fino ad ora si è lasciata imporre dai girotondisti, dagli apocalittici o dai reazionari alla Sergio Cofferati? Oppure quella timidamente riproposta dai pochi riformisti autentici dell’area dell’opposizione che sostengono la tesi secondo cui il modo migliore per stare all’opposizione non è quello di limitarsi a protestare sterilmente ma quello di contribuire allo sviluppo del paese con proposte praticabili ed atteggiamenti costruttivi. 

E’ chiaro, però, che la lunga fase dell’addomentamento collettivo costituisce una occasione unica per il governo. Non solo per fare il bilancio in tranquillità del primo anno della propria attività. Ma per preparare un rilancio in grande stile alla ripresa autunnale del proprio progetto di cambiamento del ammodernamento del paese. I presupposti per una operazione del genere ci sono tutti. In particolare c’è la ripresa del dialogo e del confronto con le forze sociali. C’è la conferma della solidità della maggioranza espressa dal recente voto amministrativo. Ma, più di ogni altro fattore, c’è la consapevolezza che la stragrande maggioranza del paese, compresa quella schierata all’opposizione, è unita sulla necessità di cogliere l’occasione per rilanciare in grande stile lo sviluppo del paese. 

La speranza, dunque, è che il governo approfitti della circostanza. E prepari una grande iniziativa da far scattare dopo la fine del grande addormentamento. Non solo per stipulare un nuovo patto sociale con i sindacati ma per dare vita ad un patto con tutti gli italiani, opposizione compresa, diretto a far compiere il salto di qualità al paese. Non si tratta di rispolverare la vecchia solidarietà nazionale. Nella democrazia dell’alternanza i ruoli della maggioranza e dell’opposizione debbono essere necessariamente distinti. Ma chi stabilisce che su progetti di interesse generale i due schieramenti non possano convergere come già fato dal centro destra sulla politica estera al tempo dei governi dell’Ulivo?