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  I fatti della sinistra
Venerdì 7 giugno 2002

La scelta di Sergio Cofferati di proclamare autonomamente lo sciopero generale e rompere con la Cisl e la Uil ha una sola motivazione. La stessa che spinge i Ds ha “licenziare” Francesco Rutelli da leader dell’Ulivo. Questa ragione riguarda il futuro della sinistra italiana. Cofferati è consapevole che lo schieramento dell’Ulivo è destinato a rimanere all’opposizione per lungo tempo. Non solo in questa legislatura ma anche in quella successiva. Ed è ancora più cosciente che che in questo lungo lasso di tempo il centro sinistra non potrà non perdere per strada i pezzi che attualmente sono attestati sul suo versante centrista e post-democristiano. I segnali che provengono dal mondo dei dirigenti storici dell’ex scudo crociato confluiti nel Ppi sono fin troppo chiari. Molti di loro incominciano a sognare di ricostruire l’unità politica dei cattolici per non essere tagliati fuori dal processo di rinnovamento del paese in corso, per meglio condizionare la maggioranza e per prepararsi per tempo alla successione al berlusconismo. 

Cofferati, quindi, sa bene che del centro sinistra rimarrà solo la sinistra e qualche addentellato marginale degli gruppi moderati. E si muove con l’unica preoccupazione e con la chiara ambizione di procedere alla ristrutturazione ed al rilancio della sinistra. In una strategia che non prevede tempi brevi ma una marcia lunga e faticosa nell’“era berlusconiana” e che non può non partire dall’unica grande sacca di resistenza sociale al centro destra che è rappresentata dalla Cgil. Di qui la linea intransigente del “cinese” che non esita a buttare a mare Rutelli, quasi a voler anticipare il momento di rottura del vecchio centro sinistra, e che seppellisce senza battere ciglio quel mito dell’unità sindacale che in altri tempi avrebbe considerato un tabù intoccabile ed intangibile. Cofferati capisce che senza il “richiamo della foresta” del massimalismo politico e sociale il popolo dei post-comunisti rimarrebbe indifferente se non addirittura ostile. Come è avvenuto durante gli anni dei governi della sinistra. E soffia a più non posso nelle trombe della protesta e dello scontro frontale con il governo per iniziare la lunga marcia almeno con il ricompattamento e la mobilitazione delle truppe. 

E’ probabile che parecchi dirigenti Ds non condividano il disegno. Ma si debbono comunque adeguare. Cofferati non si limita a parlare al cuore dei loro elettori vellicandoli nei punti di maggiore sensibilità. In qualità di leader della Cgil è l’unico esponente della sinistra ufficialmente in possesso dei giganteschi mezzi economici e finanziari per avviare il processo di ristrutturazione della sinistra. Di qui l’accelerazione di questi giorni, con la liquidazione di Rutelli e la rottura dell’unità sindacale tra la Cgil, la Cisl e la Uil. Nessuno può prevedere se la scelta di Cofferati sarà contrassegnata dal successo. E se la sua sinistra ristrutturata nel segno del massimalismo diventerà mai una seria e credibile alternativa al centro destra. Un fatto à però assolutamente sicuro. La strategia tutta politica del “cinese” passa attraverso la fine del ruolo sindacale della Cgil. Da adesso in poi la confederazione che fu di Di Vittorio sarà un protagonista delle battaglie politiche ma consegnerà alle altre confederazioni il proprio ruolo di forza sociale che contratta in difesa degli interessi reali dei propri iscritti. Alla lunga, quindi, il disegno di Cofferati può risultare un boomerang. Ma questi non sono fatti nostri ma solo della sinistra!