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Non c’è trippa per gatti Sabato 8 giugno 2002 Per un momento un brivido gelato è scorso lungo la schiena degli intellettuali italiani in servizio permanente effettivo. Ovviamente quelli di sinistra che non si perdono un appello pacifista, un girotondo apocalittico o una protesta di massa contro la reazione in agguato. Il brivido è passato insieme ad un interrogativo. Ma non è che il manifesto di Marcello Dell’Utri e Sandro Bondi serve a mettere insieme quelli che poi verranno ad occupare e cacciarci da tutti i posti in cui ci siamo comodamente piazzati nei lunghi decenni dell’egemonia culturale della sinistra? La paura ha fatto novanta. Come ha spiegato bene su “Il Foglio” Francesco Forte gli intellettuali di sinistra hanno visto nella iniziativa dei due esponenti di Forza Italia il tentativo di copiare, ovviamente in senso contrario, quanto già fatto sistematicamente in passato da loro stessi. “Questi – hanno pensato – vogliono fare l’elenco dei loro per poi prendere a calci noi e cacciarci in malo modo dalla Rai, da Mediaset, dalle case editrici, dai giornali, dalle istituzioni culturali e da qualsiasi altra struttura pubblica e privata abbia una qualche competenza od interesse nel settore del sapere”. Il terrore si è diffuso come una scarica elettrica. Anche perché i furbacchioni dell’impegno ben retribuito sanno bene come funziona il meccanismo che hanno perfezionato nel corso degli anni. Si parte da un Manifesto, magari per accusare di assassinio Luigi Calabresi, e si finisce dove sono finiti tanti di quelli che fanno il bello ed il cattivo tempo nel mondo della cultura e dell’informazione italiani. Ma la paura è durata ben poco. Il tempo esatto per registrare la reazione di chi avrebbe dovuto aderire entusiasticamente alla iniziativa dei due parlamentari forzisti ed invece l’hanno bocciata senza esitazione e pietà. Tranne qualche limitata eccezione, infatti, gli intellettuali non di sinistra hanno fatto capire con chiarezza di non essere interessati alla faccenda fornendo ciascuno una motivazione particolarmente nobile. Chi la propria autonomia, chi il rifiuto di atti di fede, chi l’intenzione di non imitare gli avversari di sempre. Se fossero state solo queste le ragioni del gran rifiuto, però, i furbacchioni di sinistra non si sarebbero affatto tranquillizzati. Conoscono la pratica del predicare bene e del razzolare male per averla applicata da sempre. E se la faccenda fosse rimasta in questi termini avrebbero continuato a rimanere con le armi in mano in difesa delle proprie poltrone e dei propri privilegi. Invece hanno capito che dietro le motivazioni nobili c’era una spiegazione molto più pratica. E di fronte alla concretezza si sono rasserenati. Questa spiegazione riguarda l’affermazione di Dell’Utri e Bondi che il Manifesto non servirà comunque a creare l’elenco degli aspiranti fruitori degli ammortizzatori sociali usati dalla sinistra egemone negli anni passati. Gli intellettuali non di sinistra , in sostanza, hanno capito che Bondi e Dell’Utri non mentono. Vogliono alimentare il dibattito e non distribuire i posti. Per la semplice ragione che nei posti sono destinati a rimanere sempre e comunque quelli che li hanno occupati fino ad ora per diritto di usucapione politico. Le nomine Rai insegnano e gli assetti Mediaset confermano. Insomma, non c’è trippa per gatti. E se alla sinistra rimangono le poltrone ed alla non sinistra vengono concesse solo le chiacchiere, perché sottoscrivere il Manifesto? Solo per il gusto che essere marchiati e delusi, cornuti e mazziati? Tanto vale, allora, rivendicare l’autonomia e salvare almeno la faccia! Cosìla sinistra si è rasserenata ed ha acceso i ceri per grazia ricevuta. |