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  Il sacco di Saxa Rubra
Martedì 11 giugno 2002

La denuncia preventiva della sinistra è durata un anno. Dodici mesi di durissime polemiche giornaliere per preannunciare che da un momento all’altro il centro destra al governo avrebbe dato vita all’occupazione della Rai ed al “sacco di Saxa Rubra”. E dodici mesi di frenetica battaglia quotidiana contro il progetto, attribuito alla casa delle Libertà, di rivoltare come un calzino il servizio pubblico radiotelevisivo per omologarlo in maniera rigida alla linea politica della nuova maggioranza di governo. La sinistra era convinta che il centro destra avrebbe compiuto in senso esattamente contrario la stessa operazione di occupazione totale realizzata a suo tempo dall’Ulivo. E per un anno intero (per non parlare dei mesi della campagna elettorale) ha battagliato furiosamente contro i futuri lanzichenecchi del centro destra per dimostrare che avrebbe venduto cara la pelle prima di abbandonare le posizioni di potere conquistate a suo tempo. 

In questa luce vanno viste le polemiche sui presunti tentativi di cancellazione dei programmi di Enzo Biagi e Michele Santoro, i due personaggi che la sinistra ha volutamente trasformato in martiri preventivi ed in simboli della resistenza di tutti i dipendenti di sinistra della Rai. E va vista anche la ricerca ossessiva in campo moderato dei possibili anti-Biagi ed anti-Santoro. Chi avrebbe mai osato tentare di prendere il posto dei simboli della libertà diventando automaticamente simboli dell’oppressione? Ora, però, la fine della transizione dalla Rai ulivista a quella polista é arrivata. Il “Sacco di Saxa Rubra” non c’é stato. Ed invece di dare l’ordine dell’occupazione e del saccheggio, i nuovi vertici dell azienda, quelli che la sinistra bolla come servi del padrone, hanno preferito applicare alla lettera la vecchia disposizione della marina borbonica “facite ammuina”. Così chi stava a prua è andato a poppa e chi stava a poppa è andato a prua, chi stava sotto è andato ‘n coppa e chi stava ‘n coppa é andato sotto, chi stava a destra è andato a sinistra e chi stava bene nel suo cantuccio se n’é rimasto al posto suo con la benedizione del Cda e dell’Usigrai. 

Gli stessi Biagi e Santoro non sono stati passati per le armi ma hanno avuto ampie assicurazioni di poter continuare le proprie trasmissioni senza problemi di sorta. 
Il mancato “sacco” ha tranquillizzato la sinistra? Niente affatto. Al contrario, ha addirittura creato le condizioni per avviare una nuova battaglia preventiva ispirata il più classico dei “contrordine compagni”. Perché mai il centro destra non ha occupato la Rai politicizzandola come aveva fatto l’Ulivo? Semplice. Perché punta a portare avanti una strategica complessiva di depoliticizzazione dell’azienda finalizzata a depoliticizzare l’intera società italiana. Si tratta, come ha spiegato la settimana scorsa un intellettuale del valore di Aldo Schiavone su “La Repubblica”, di una strategia di “dissolvenza o, se si preferisce, di minimalismo percettivo”. Come dire che la Rai del dopo-Ulivo punterà a cancellare la politica dalle teste degli italiani producendo solo programmi di disimpegno culturale, di cazzeggio personalistico o di pura e semplice evasione. 

Non si è capito se un primo assaggio di questo nuovo corso antipolitico debbano essere considerate le trasmissioni dedicate ai mondiali di calcio. Ma non è da escludere che presto o tardi qualche altro intellettuale orfano della Rai politicizzata dell’Ulivo arrivi ad ipotizzare che il furbo Cavaliere abbia fatto coincidere le nomine Rai con l’inizio dei Mondiali proprio per dare il via al nuovo corso dell’addormentamento delle coscienze. Dove potrà condurre la nuova battaglia ingaggiata dalla sinistra paradossalmerìte delusa dal mancato ‘“sacco di Saxa Rubra” e decisa comunque a resistere, resistere, resistere sempre e comunque? (Qualcuno pensa che sia diretta ad aprire un dibattito serrato sulla “fabbrica del consenso” di Silvio Berlusconi disegnato non più come Cavaliere Nero ma come ‘“grande addormentatore” degli italiani; qualche altro, forse più malizioso, crede che serva solo a preparare il terreno al ritorno in Rai, dopo quello di Franco Minoli in qota “Margherita”, dei figliuoli prodighi Fabio Fazio e Gad Lerner. Chi, meglio di loro rimessi al fianco di Santoro, Biagi e compagnia bella (mancherebbe solo Zaccaria per rifare l’azienda dell’era ulivista) potrebbe fornire la dimostrazione tangibile che la Rai presunta polista non vuole addormentare le coscienze? A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca!