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  I supplenti del centro sinistra
Mercoledì 19 giugno 2002

Lo sciopero proclamato dall’Associazione Nazionale Magistrati ha lo stesso significato dello sciopero generale proclamato dalla Cgil. Si tratta di una decisione di natura esclusivamente politica diretta a colpire il governo di centro destra in aperta e dichiarata supplenza di una opposizione sempre più inesistente. In questa luce Edmondo Bruti Liberati si è trasformato in uno dei tanti cloni di Sergio Cofferati. E la categoria dei magistrati à diventato la riedizione della categoria dei metalmeccanici dei tempi dell’“autunno caldo”. Si tratta del punto di arrivo del lunghissimo processo di politicizzazione portato avanti con testarda determinazione dai gruppi più oltranzisti della sinistra. 

Chi teorizzava negli anni ’70 la via giudiziaria al socialismo può dirsi parzialmente soddisfatto. Non ha realizzato il socialismo e sicuramente ha perso anche la via di una trasformazione del paese in senso marxista-leninista. Ma in compenso è riuscito a plasmare gran parte della categoria dei magistrati rendendola uno strumento politico di incredibile efficacia in grado addirittura di raccogliere la bandiera dell’opposizione lasciata cadere da un centro sinistra sempre più esaurito. Per costoro lo sciopero costituisce un significativo successo. Chi avrebbe mai immaginato negli anni ’70 ,’80 ed anche ’90 che i magistrati avrebbero mai incrociato le braccia in segno di protesta nei confronti di un governo giudicato un avversario politico da combattere e da abbattere? E chi avrebbe mai pensato che malgrado l’esaurirsi della cosiddetta rivoluzione giudiziaria le toghe votate alla politica avrebbero addirittura preso il posto di quelle forze politiche di cui per tanto tempo erano state la comoda ed utile intendenza fiancheggiatrice?

Il successo della parte attualmente maggioritaria della magistratura comporta però un prezzo salato. La riprova definitiva che la categoria è un perfetto strumento politico è anche la conferma inappellabile che l’antica sacralità della magistratura è di fatto cancellata. E’ probabile che gli oltranzisti se ne infischino e, magari, se ne compiacciano. Ma se salta la sacralità fondata sulla presunzione che la magistratura è per definizione al di sopra delle parti, ad entrare in crisi è il concetto stesso di giustizia. L’indipendenza e l’autonomia dei magistrati diventano arbitrio e licenza agli occhi dei cittadini. Ed il successo politico di un gruppo attualmente maggioritario finisce con il compromettere il futuro non solo dell’intera categoria ma dall’intero ordinamento giudiziario e della stessa democrazia del paese. Per questo lo sciopero dei magistrati è un risultato positivo per gli oltranzisti ma un autentico disastro per il futuro dell’intera magistratura, politicizzati compresi. 

Ed è sempre per questo che il governo deve reagire all’assalto frontale dei supplenti dell’opposizione accelerando al massimo i tempi di realizzazione della riforma senza cedimenti o titubanze di sorta. Il confronto c’è stato in tutte le forme possibili ed immaginabili. Si è esaurito per la scelta politica della parte più dura e pura del sindacato dei magistrati. Ora non rimane altro che sfuggire al rischio del medico pietoso che fece la piaga purulenta. Sul cancro della politicizzazione della giustizia è arrivato il momento di incidere. Non farlo significherebbe andare contro gli interessi dei cittadini, delle istituzioni democratiche e degli stessi magistrati.