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Il costo della malainformazione Martedì 9 luglio 2002 Il problema è la comunicazione. Non importa se il governo abbai perfettamente ragione nell’escludere dal tavolo di trattativa per l’attuazione del Patto per l’Italia il sindacato che questo patto non ha sottoscritto e ha testardamente osteggiato. E non importa neppure aggiungere che se il sindacato in questione vuole partecipare alla trattativa su un accordo da cui si è autoescluso, vuol dire che ci ha ripensato ed ha deciso di accettare e sottoscrivere ciò che aveva tanto sdegnosamente respinto. Ciò che in realtà importa è come l’intera faccenda viene presentata e comunicata all’opinione pubblica. E se tutto si riduce alla pretesa del governo di bandire Sergio Cofferati al grido “no, tu no”, “e perché?, perché no!”, è chiaro che il messaggio inviato ai cittadini italiani cambia radicalmente. Non è più il governo ad essere nel giusto ed il segretario della Cgil nello sbagliato ma è il governo che diventa autoritario ed antidemocratico ed il sindacato che assume le stimmate del martire dolente. Qual è stata la comunicazione prevalente fornita all’opinione pubblica italiana dal sistema mediatico sullo scontro tra governo e Cgil? Come si sono comportati i principali telegiornali Rai e Mediaset? E come i grandi quotidiani? Tali interrogativi non interessano granché i dirigenti della Casa delle Libertà. Costoro sono convinti che essere ancora in campagna elettorale, quando potevano contare sulla sfiducia, la insofferenza e la rabbia degli italiani per la cosiddetta “stampa di regime ulivista”. E quando bastava qualche apparizione di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini a “Porta a Porta” per riequilibrare il tipo di comunicazione prodotto dai media ulivisti puntando proprio sulla naturale reazione dei cittadini contro la “malainformazione” della stampa di regime. Qualcuno dovrebbe però spiegare a questi dirigenti della Casa delle Libertà che la vecchia campagna elettorale è finita e che quel sistema mediatico che allora veniva percepito come ulivista dall’opinione pubblica viene adesso considerato, grazie anche alla abile azione propagandistica della sinistra, come tutto convertito al nuovo regime di centro destra. Non è forse vero che Berlusconi ha occupato la Rai, continua a possedere Mediaset, controlla le principali case editrici italiane e voleva licenziare Biagi e Santoro accontentandosi di far rinnovare il contratto al vecchio Enzo non per uno ma per due anni? La conseguenza, anche se i dirigenti della Casa delle Libertà non riescono a vederla, è evidente. Se è il sistema mediatico berlusconizzato che disegna Cofferati con le vesti del martire non può essere che così. Ed hai voglia a partecipare a “Porta a Porta” o a qualche altro talk show per convincere la gente che il governo ha ragione e il segretario della Cgil ha torto. Da adesso in poi, così avveniva per il governo ulivista con i media ulivisti, qualunque apparizione di Berlusconi o di qualche altro esponente del centro destra suonerà meno credibile di prima. Proprio perché verrà intesa come la classica ciliegina posta nel bel mezzo della gigantesca torta rappresentata dal controllo assoluto e totale dell’informazione italiana da parte del centro destra. Gli addetti ai lavori, sanno benissimo che si tratta di una impressione del tutto sbagliata. La stragrande dei media nazionali continuano ad essere culturalmente ed ideologicamente schierati con la sinistra e la cosiddetta occupazione berlusconiana della Rai con annesso conflitto d’interessi per Mediaset non ha prodotto altro che la sostanziale conferma dei vecchi equilibri di vertice della vecchia “malainformazione”. Ma i cittadini che guardano il sistema mediatico dall’esterno non fanno distinzioni. E’ stato spiegato loro, senza che nessuno osasse dire il contrario, che tutta la stampa è berlusconizzata con l’amore o con la forza. E quando si accorge che questa stampa berlusconizzata presenta Cofferati come vittima non può che prendere atto di una realtà che ai suoi occhi è assolutamente incontrovertibile. Perché mai i media del nuovo regime dovrebbero fare gli interessi dei nemici di Berlusconi? Se dicono che Cofferati è un martire vuol dire che anche Berlusconi lo considera tale. I dirigenti della Casa delle Libertà farebbero bene ad aprire gli occhi. Sono convinti di aver costruito a colpi di continuiamo una loro personale fabbrica del consenso. Ma non si rendono conto che questa fabbrica lavoro al contrario e produce la stessa “malainformazione” di prima. Con la differenza che mentre allora i cittadini se la potevano prendere con la sinistra responsabile della cattiva informazione, adesso non hanno nessuno contro cui sfogarsi. Fino a quando, naturalmente, qualcuno si accorgerà che la “malainformazione” di oggi è uguale a quella di ieri e che i responsabili di tanta idiozia sono proprio i dirigenti della Casa delle Libertà incapaci di operare un qualsiasi cambiamento in quel settore dell’informazione che è decisivo per le loro personali sorti e per quelli dell’intero paese. |