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Il pericolo dietro la vittoria Mercoledì 17 luglio 2002 L’ha spuntata Marco Pannella. Sia sulla faccenda dei seggi vacanti, sia sulla storia del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Senza la sua protesta portata fino ai limiti del sacrificio fisico, il Parlamento non avrebbe mai chiuso in maniera sostanzialmente indolore la questione dei seggi persi dalla Casa delle Libertà per la ingenua ed inesperta gestione delle liste civetta. E per raggiungere l’intesa sui nomi per il Csm ci sarebbe voluta l’intera estate con l’ennesima vagonata di discredito sulle istituzioni democratiche e parlamentari. Dato atto a Pannella di aver conseguito una doppia vittoria, politica e morale, bisogna però anche sottolineare come il successo personale del leader radicale nasconda un grave pericolo. Quello di immaginare che per convincere un Parlamento in gran parte formato da designati e non da eletti non ci sia altra strada che premere dall’esterno con azioni clamorose. E, di conseguenza, quello di convincere Marco Pannella che il ritorno all’azione non violenta extraparlamentare che caratterizzò gli anni della sua prima fase d’impegno politico sia la sola possibile e praticabile in un contesto caratterizzato dal sostanziale svuotamento del ruolo politico delle Assemblee Parlamentari in favore del governo o dei vertici dei pochi partiti che contano. Intendiamoci, che il livello del Parlamento dei designati e non degli eletti sia basso è un dato di fatto incontrovertibile. Ed è altrettanto indiscutibile che per smuovere questa massa di persone totalmente deresponsabilizzate dalle trasformazioni in senso cesaristico della democrazia parlamentare, il metodo delle azioni non violente condotte all’esterno del Parlamento risulti efficace.
Ma che sarebbe successo se invece di operare all’esterno di questo Parlamento, in cui gli unici a non essere sordi e muti sono i massimi leader dei partiti, Marco Pannella ed una pattuglia di radicali e di laici avessero avuto la possibilità di operare dall’interno?
Non sarebbe stato più facile e più proficuo premere dall’interno in direzione della difesa della legalità repubblicana e della democrazia laica piuttosto che battersi dall’esterno puntando più sul sacrificio personale che non sulla forza delle ragioni politiche?
L’interrogativo è aperto. Ed anche se dopo la doppia vittoria Pannella può legittimamente rivendicare la validità della propria scelta di operare sul terreno extraparlamentare, vale la pena suggerire per il futuro di affiancare all’azione individuale esterna alle istituzioni anche una azione politica interna. Non appena ci saranno elezioni suppletive i radicali dovrebbero realizzare con la Casa delle Libertà l’intesa non raggiunta lo scorso anno. Per entrare ufficialmente in Parlamento e non delegare solo al troppo generoso Pannella il compito di fare politica. |