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  Riforma grande e piccola
Sabato 20 luglio 2002

Il progetto di Silvio Berlusconi di elezione diretta di un Presidente della Repubblica che sia anche il responsabile politico dell’esecutivo costituisce l’obiettivo necessario e scontato della grande fase di transizione iniziata con la rivoluzione giudiziaria e la caduta della Prima Repubblica e la realizzazione della democrazia bipolare dell’alternanza. Gli esponenti di sinistra possono anche reagire con sufficienza o con ironia al proposito manifestato dal Presidente del Consiglio. Ma la loro è una reazione scomposta che nasconde la piena consapevolezza della ineluttabilità di tale prospettiva. La modernizzazione del paese passa attraverso la modernizzazione del suo sistema politico e delle istituzioni repubblicane. E la modernizzazione della politica passa inesorabilmente attraverso la trasformazione della Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale. 

In fondo non si tratta che codificare quanto è già sotto gli occhi di tutti e adeguare la Costituzione formale a quella materiale che si è costruita con l’introduzione del maggioritario, la massima personalizzazione dei partiti, le liste guidate dai candidati premier senza che una legge apposita definisse l’elezione diretta del premier ed in conseguente fenomeno del cesarismo che non tocca solo la maggioranza di governo ma anche lo schieramento dell’opposizione. Che cos’è, infatti, la lotta per la leadership della sinistra in atto tra Massimo D’Alema e Sergio Cofferati se non la conseguenza diretta delle trasformazioni già avvenute in senso presidenzialista dalla politica italiana? Berlusconi, quindi, non ha fatto altro che affermare con franchezza e senza alcun ricorso alle formule oscure del politichese ciò che tutti pensano ormai da tempo.

L’opposizione farebbe bene a cogliere al volo l’occasione che le viene offerta di partecipare ad una riforma istituzionale condivisa dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ciò che semmai si dovrebbe incominciare a discutere è la necessità di affiancare alla grande riforma in senso presidenzialista anche una riforma più piccola, ma non per questo meno indispensabile, per garantire che il cesarismo venga bilanciato dal una più garantita rappresentatività popolare. Non si tratta di riesumare il proporzionale, che non può essere in alcun modo compatibile con il presidenzialismo. Si tratta, però, di mettere a frutto l’esperienza di chi, come la Francia, ha sperimentato da decenni la formula evitando di ripeterne i difetti in termini di rappresentanza popolare. La strada esiste ed è già stata sperimentata con successo a livello regionale con il cosiddetto “Tatarellum”. E si può stare certi che se la maggioranza deciderà di seguire questa indicazione del presidenzialismo e del Tatarellum non avrà difficoltà a trovare il consenso anche dell’ala riformista dell’opposizione. Quella che conta e, soprattutto, che ragiona e guarda lontano.