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  Un messaggio non retroattivo
Mercoledì 24 luglio 2002

Un solo appunto può essere mosso al messaggio alle Camere sul pluralismo e l’imparzialità dell’informazione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. L’appunto riguarda l’impossibilità della sua retroattività. Le sagge e sacrosante indicazioni che il Capo dello Stato ha inserito nel documento valgono per il futuro ma non possono in alcun caso influenzare il passato. Non possono più correggere le gravissime distorsioni provocate sulla informazione nazionale dalla occupazione totale da parte della sinistra dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Non hanno alcuna possibilità di impedire quella sedimentazione di lottizzazione che ha caratterizzato la Rai non solo negli ultimi decenni ma anche negli anni appena passati. Non sapranno impedire il consolidarsi dell’egemonia post-comunisti sulla maggioranza dei giornalisti italiani favorita dalla trasformazione dei media pubblici e privati in un ammortizzatore sociale del ceto intellettuale al servizio della Quercia. 

Non riusciranno neppure ad evitare il patto leonino imposto a suo tempo a Mediaset dal potere ulivista cattocomunista della consegna alla sinistra della gestione politica dell’azienda in cambio della conservazione della proprietà e del marcato esproprio. Insomma sarebbe stato mille volte meglio se il messaggio di Ciampi sul pluralismo dell’informazione fosse stato inviato alle Camere prima di ieri. Sia dall’attuale Presidente della Repubblica, che nei tre anni del suo mandato al Quirinale ha dovuto anche assistere allo strame di democrazia e pluralismo prodotto dalla Rai di Roberto Zaccaria: Sia dal Capo dello Stato precedente, quel Oscar Luigi Scalfaro che ha fatto di tutto per passare alla storia della Repubblica come il Presidente di una sola, e la peggiore, parte degli italiani.

Ma tant’è. Poiché il messaggio non può essere retroattivo bisogna sperare che valga almeno per il futuro. Non solo con l’approvazione da parte del Parlamento di una nuova legge di riforma complessiva del mondo dell’informazione che innovi la legge Mammì, modifichi i criteri di nomina del Cda della Rai, allarghi la competenza della Commissione di Vigilanza all’intero settore radiotelevisivo. Ma soprattutto con l’attuazione piena e completa dei principi del pluralismo sia all’interno della Rai, sia di Mediaset, sia delle altre emittenti commerciali. Visto che sul passato non si può incidere che venga almeno non perpetuato. Non con nuove lottizzazioni, magari di segno variegato, a beneficio di questo o quel partito della maggioranza e dell’opposizione. Ma con il rispetto reale delle culture che hanno realizzato e che continuano ad essere il nerbo vitale di questo paese. Fino ad ora di questo rispetto hanno goduto maniera piena sinistra e cattolici con qualche briciola concessa alla destra. Da adesso in poi il rispetto va garantito anche al mondo laico, liberale e riformista. Ciampi docet.