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In difesa di Santoro Giovedì 25 luglio 2002 Salvatore Cuffaro ha deciso di querelare per diffamazione Michele Santoro e la Rai per l’ultima puntata di “Sciuscià” dedicata all’abusivismo in Sicilia. Il Presidente della Regione Sicilia si è sentito offeso a titolo personale ed a nome dei siciliani per i contenuti della trasmissione ed ha deciso di chiedere soddisfazione per via giudiziaria. Quello di Cuffaro è un diritto riconosciuto dai codici civile e penale. E non può essere messo in discussione. Ciò che va invece discusso e contestato, semmai, è il metodo a cui l’iniziativa di Curaro si ispira ed il favore che esso sembra riscuotere in alcuni ambienti del centro destra. Questo metodo non è inedito. E’ stato sperimento abbondantemente negli anni passati dai politici della sinistra al governo e dai magistrati politicizzati nella direzione del potere ulivista o post-comunista. Non è un caso, come testimoniano le ricerche condotte dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che dall’epoca della rivoluzione giudiziaria che ha spazzato via la Prima Repubblica le cause per diffamazione a mezzo stampa si sono moltiplicate a dismisura raggiungendo il tetto fantasmagorico dei 3500 miliardi di vecchie lire di richieste di risarcimento danni. “L’opinione delle libertà” è stato il primo giornale a denunciare che dietro il fenomeno del boom delle vertenze giudiziarie miliardarie si nascondeva il tentativo della sinistra al potere di intimidire, zittire ed, addirittura, eliminare la stampa d’opposizione. In particolare quella che non aveva alle spalle i grandi poteri economici e finanziari e che rischiava la chiusura a causa di risarcimenti cervellotici ed esorbitanti decisi da magistrati spesso politicizzati in favore di altri magistrati altrettanto politicizzati. Non abbiamo cambiato idea. Continuiamo a credere che il metodo delle querele rappresenti uno strumento formalmente legale ma praticamente illegittimo di persecuzione del dissenso. E non ci lasciamo convincere del contrario dalla considerazione di alcuni esponenti del centro destra che il metodo usato in passato dalla sinistra per tagliare le unghie agli avversari, adesso può essere comodamente utilizzato dal centro destra per prendersi la rivincita sugli organi di stampa e sui giornalisti della sinistra non più al potere. Tanto più se la querela di Cuffaro, come fanno furbescamente balenare alcuni esponenti di An e del Cdu, può diventare il pretesto finale per liquidare la “pratica Santoro” all’interno della Rai. Non c’è bisogno di ricordare che da Santoro ci divide tutto. Ma non è né morale né politicamente intelligente pensare di sciogliere il nodo rappresentato dal suo modo fazioso di fare giornalismo con il metodo delle querele e con l’uso strumentale di tale metodo. Tanto più che, come l’esperienza della sinistra al potere ha chiaramente dimostrato, conculcare o cancellare il dissenso è sempre un errore dagli effetti controproducenti. I dirigenti della Rai riflettano attentamente prima di compiere passi falsi. Il calendario dei martiri è già completo mentre quello del pluralismo in Rai è ancora tutto da definire. |