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  Il solito tentativo di golpe
Martedì 30 luglio 2002

E’ difficile non dare ragione al capo gruppo Ds del senato Gavino Angius quando sostiene che esiste un collegamento preciso tra quanto avviene a Milano nei processo Imi-Sir e Sme e le vicende che si vanno consumando nella Commissione Giustizia di Palazzo Madama. Il collegamento esiste ed è grande come una casa. Ma non si tratta del tipo di nesso a cui fa riferimento il dirigente della Quercia quando sostiene che la legge Cirami sul legittimo sospetto è portata avanti dalla Casa delle Libertà per far saltare e mandare in prescrizione i procedimenti giudiziari in cui sono coinvolti il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il parlamentare Cesare Previti. Questo nesso, ovviamente esiste. E nessun esponente del centro destra lo nega visto che da sempre la battaglia per la giustizia giusta ed imparziale e contro i giudizi prevenuti, politicizzati e di parte costituisce uno dei capisaldi della attività politica dello schieramento moderato e di Forza Italia. 

L’accelerazione sul provvedimento sul legittimo sospetto nasce dalla preoccupazione che il Tribunale di Milano abbia già scritto da tempo le sentenze di condanna in primo grado di Berlusconi e di Previti. Di qui la fretta per un provvedimento diretto non solo ad impedire un ennesimo atto di giustizia ingiusta ma anche ad evitare l’arrivo dell’ennesima valanga di destabilizzazione e di devastazione del quadro politico nazionale. Angius denuncia questo collegamento. E sostiene che la battaglia della casa delle Libertà per vedere approvata in tempi rapidi la legge sul legittimo sospetto serve solo a garantire gli interessi e l’impunità del Cavaliere e del suo avvocato. Ma è proprio il suo comportamento e le sue parole che mettono in mostra un nesso di tutt’altra dimensione e fattura. Quello formato da due segmenti distinti. Dalla scelta del Tribunale di Milano di bruciare le tappe processuali per arrivare in tempi brevissimi ad emettere le sentenze.

E dal tentativo del centro sinistra di creare le condizioni parlamentari più favorevoli affinché la marcia forzata milanese si concluda nel minor tempo possibile. Ovviamente con una condanna del Presidente del Consiglio destinata a determinare le condizioni per il crollo del quadro politico e la fine anticipata della legislatura. I due nessi sono apparentemente le due facce simili di una medaglia identica. Ma si tratta di una impressione fasulla. Per la semplice ragione che mentre l’obbiettivo del centro destra è di impedire che la democrazia italiana venga turbata da un atto estraneo alla logica ed al funzionamento della democrazia stessa, quello del centro sinistra è di creare le condizioni per l’esatto contrario. E cioè per vedere liquidato per via giudiziaria il Premier ed il governo liberamente eletti dalla maggioranza degli italiani. 

Come dire che l’opposizione punta al solito golpe giudiziario nella convinzione che ormai non esiste altra strada per sbarazzarsi di Silvio Berlusconi. In ballo, allora, non ci sono solo gli interessi personali del Presidente del Consiglio o di qualche altro personaggio. C’è l’interesse generale della maggioranza degli italiani di vedere rispettata fino in fondo la propria volontà più volte espressa in libere elezioni. E c’è l’interesse dell’intero paese a non vedere nuovamente calpestata la propria democrazia dal solito colpo di stato legale mediatico giudiziario tanto caro a chi sa fin troppo bene che solo la strada della giustizia ingiusta può riportarlo sulla cresta dell’onda.