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  Il blitz fallito
Venerdì 2 agosto 2002

Il bis del decreto Biondi non è riuscito. La spallata politico-giudiziaria tentata dalla sinistra per ripetere contro il secondo governo Berlusconi la stessa operazione condotta con successo nei confronti del primo è fallita. La tenuta della maggioranza di centro destra ha vanificato tutte le manovre congiunte portate avanti separatamente dai magistrati milanesi, dai senatori dell’opposizione e dalla piazza girotondina. Nessuno, naturalmente, si illude che la sconfitta possa convincere la sinistra a rinunciare a nuovi ostruzionismi ed a nuove manifestazioni popolari alla ripresa autunnale. Lo scontro sul temi della giustizia sarà ancora duro e, con ogni probabilità, si intreccerà con l’intensificarsi delle tensioni sociali da parte della Cgil. Ma il blitz che avrebbe dovuto creare le condizioni per un rinnovato ribaltone è stato virtualmente respinto. E se la sinistra non vuole cacciarsi in una spirale di crescente estremismo destinata a portarla di sconfitta in sconfitta fuori delle istituzioni, farebbe bene ad incominciare a prendere atto che il centro destra è destinato a governare fino al termine naturale della legislatura. 

L’ammonimento di Massimo D’Alema a non coinvolgere le istituzioni nella battaglia contro il governo sembra partire proprio da questa consapevolezza. Che strada può infatti prendere la sinistra se perde la speranza di liquidare a tempi brevi Berlusconi per via giudiziaria, se accetta di aver perso le elezioni e se si rende conto che nella democrazia dell’alternanza lo schieramento sconfitto ha deve solo preoccuparsi di preparare la rivincita alla normale scadenza? Esclusa quella della montagna con il mitra, dove pure spingono i dirigenti più irresponsabili ed ottusi, per l’opposizione si apre una prospettiva di tutt’altro segno che prevede l’elaborazione di una strategia di lungo periodo fondata sul confronto programmatico con la maggioranza. Per la sinistra non esiste una terza via tra queste due opzioni. O si marginalizza in un estremismo fondato sulla riaffermata delegittimazione degli avversari che ricalca l’antico schema della guerra civile tra gli italiani e che può anche innescare fenomeni di degenerazione violenta della politica. O accetta il confronto programmatico con il centro destra mettendo a punto una strategia riformista con cui candidarsi ad assicurare l’alternanza di governo alla scadenza della legislatura.

In questa ottica è dunque un bene che il blitz politico-giudiziario sia ormai praticamente fallito. E’ svanita l’illusione a cui la sinistra si è aggrappata da un anno a questa parte di poter riutilizzare la solita scorciatoia di tipo golpista per ritornare al governo. Ed ha messo definitivamente in chiaro che , oltre a non coinvolgere le istituzioni nelle battaglie politiche, l’opposizione debba sfruttare l’occasione per essere comunque presente sul terreno delle riforme con cui procedere al cambiamento ed all’ammodernamento del paese. Certo, non sarà facile per i dirigenti ulivisti ancora in preda a fregole barricadiere convincersi della necessità di puntare alla rivincita attraverso la strategia del confronto e della partecipazione con spirito bipartisan alle riforme. Ma il percorso è obbligato visto che l’alternativa è il caos per il paese e la sconfitta continua per la sinistra.