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  Cosa loro
Sabato 7 settembre 2002

Dario Fo si diverte su “La Stampa” a sbertucciare l’edizione di quest’anno del Festival cinematografico di Venezia . E nel rilevare che la mostra veneziana targata centro destra è in tutto simile a quelle dei lunghi decenni targati sinistra ripete la solita filastrocca. E cioè che non esistono intellettuali non di sinistra, che gli unici definibili in questo modo sono defunti da tempo e che se vuole avere una qualche presenza nel mondo della cultura e del cinema il governo Berlusconii deve necessariamente affidarsi a quelli che tradiscono la loro origine progressista perché sono dei servi e dei lacchè. Sempre su “La Stampa”, poi, Pier Luigi Battista svela che il sodalizio tra Nanni Moretti e Paolo Flores D’Arcais non è affatto inedito ma risale addirittura al mitico sessantotto ed all’esperienza di un gruppuscolo del cosiddetto movimento di allora prima unito dalla comune vicinanza al periodico “Soviet” e poi scisso tra l’atomo degli amici di Flores e l’atomo degli amici di Franco Russo.

Tra l’affermazione di Fo e la sapida storia raccontata da Battista non c’è alcun nesso diretto. Ma se si affiancano le due vicende si scopre la ragione per cui quanto affermato dal Premio Nobel a proposito della identificazione tra cultura e sinistra nel nostro paese è fin troppo realistica. Non ci sono intellettuali, cineasti, scrittori o aspiranti tali che non si possano non dire di sinistra per la semplice ragione che da quarant’anni a questa parte la sola parte che ha realmente contato nella società italiana della cultura, dello spettacolo e dell’immagine è stata quella di sinistra. Questa non è la solita polemica nei confronti dell’egemonia gramsciana dei marxisti e dei loro epigoni più o meno ortodossi o eterodossi. Vuole essere qualcosa di più. In particolare una denuncia contro il fatto che nella sua applicazione nella realtà italiana l’egemonia teorizzata dal fondatore del Pci si è rapidamente imbastardita diventando lobby, cordata, mafia. Non dice nulla che i personaggi citati da Battista svolgono ruoli di rilevanza pubblica da quarant’anni a questa parte. E sempre recitando il ruolo scelto a vent’anni e mai abbandonato nel quarantennio successivo.

La conclusione è quindi molto semplice. Fa bene Dario Fo a sbeffeggiare il governo di centro destra sostenendo che se vuole avere degli intellettuali al seguito deve assoldare quelli della sinistra. Ma sbaglia quando pensa che si tratti di una condizione naturale ed ineluttabile fondata sull’assioma della assoluta superiorità della sinistra. La verità è che la mafia culturale di sinistra non solo ha imperversato nel nostro paese per alcuni decenni ma continua imperterrita a farla da padrone approfittando della totale incapacità della classe dirigente non di sinistra di rendere finalmente aperta una società fino ad ora chiusa, monoculturale, mafiosa, provinciale e drammaticamente fuori tempo.
Moretti e Flores D’Arcais stanno sempre fermi a “Soviet”. Ma solo perché nessuno si è ancora preso la briga di far entrare un po' d’aria fresca e nuova dentro “cosa loro”.