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  Caro ministro Urbani
10 settembre 2002

Caro ministro Urbani, siamo perfettamente d’accordo sulla necessità che un liberale si comporti in maniera diversa da un marxista gramsciano. Per cui non possiamo che condividere la sua scelta, a proposito di Venezia, della Biennale e della Mostra Cinematografica, di scegliere la strada opposta quella presa a suo tempo dai ministri ulivisti della Cultura Walter Veltroni e Giovanna Melandri. Loro avevano seguito l’esempio del primo ministro della Cultura (allora Popolare) Alessandro Pavolini che promosse le prime edizioni della Biennale e della Mostra all’insegna della più assoluta strumentalizzazione politica delle manifestazioni. Lei ha accuratamente evitato di rispettare quella pessima tradizione di occupazione e lottizzazione a fini di propaganda. Ed ha puntato su uomini da curriculum e storie assolutamente immacolate di venature berlusconiane o genericamente destrorse. 

Alla guida della Biennale ha messo Franco Bernabè, che pur essendo un navigatore abituato a veleggiare in tutti i mari, si è sempre distinto per i suoi bordeggiamenti a sinistra. E alla testa della Mostra ha piazzato un tecnico strappato al festival di Berlino, Moritz de Hadeln, che era la dimostrazione vivente della tesi secondo cui gli unici a salvare Venezia sono gli stranieri visto che gli italiani sono incapaci. Ma in compenso offriva sulla carta la garanzia di garantire non una qualche ortodossia politica e culturale ma l’indipendenza e l’autonomia di giudizio indispensabili per la sopravvivenza ed il rilancio del festival cinematografico del Lido. Il suo obbiettivo era assolutamente condivisibile. Dimostrare che il governo di centro destra era di pasta diversa da quelli che lo avevano preceduto. E per un certo verso ha perfettamente ragione quando esprime massima soddisfazione per il bilancio della Mostra di quest’anno. 

Lei puntava alla discontinuità. E la discontinuità c’è stata. Nessuno potrà mai incolparla di aver messo il marchio berlusconiano sulla storica rassegna cinematografica veneziana. Troppa grazia, però, San Giuliano! Nessuno pretendeva una edizione ottusamente allineata al centro destra. Ma per essere aperti, liberali e pluralisti era proprio necessario dare la possibilità alla sinistra di mettere il proprio cappello sulla prima Mostra dell’era del centro destra? E metterla anche nella condizione, come denuncia il nostro Maurizio Liverani, di protestare contro chi le ha consentito di continuare a farla da padrona nelle sale del Lido? 

Questa edizione della Mostra passerà alla storia per aver premiato un film di durissima denuncia del vecchio oscurantismo cattolico e per aver promosso il film più vergognosamente e cialtronescamente antiamericano degli ultimi anni. Nessuno pretendeva che si premiassero le riedizioni di Santa Bernadette o di Berretti Verdi! Ma perché finire cornuti e mazziati? Liberale, caro ministro, non può significare essere masochisti. Almeno agli occhi di chi ha votato il centro destra nella speranza di un cambiamento. E non per dare alla sinistra la possibilità di continuare a fare danni con il beneplacito e la copertura di un governo di segno opposto. Non sarà il caso che oltre a dire qualcosa di centro destra gli uomini della Casa delle Libertà incomincino a fare anche qual cosa di conseguente alle proprie parole? Con la stima di sempre e con la speranza di non doverla perdere.