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Berlusconi superpremier 1 ottobre 2002 Il centro sinistra urla e sbraita. Ma fa parte del gioco. In cuor loro anche i dirigenti più responsabili dell’opposizione sanno che la finanziaria da venti milioni di euro varata dal governo era una strada resa obbligatoria dalla situazione economica del paese. Si potrà anche discutere sul merito delle misure adottate. I nostalgici di Visco piangeranno per la riduzione delle tasse ed accuseranno il centro destra di demagogia e populismo. Altri si lamenteranno per i tagli alle spese e denunceranno il rischio che i tanti sacrifici possano bloccare la spinta allo sviluppo. Altri ancora contesteranno il concordato in predicato di diventare un condono tombale e ripeteranno la solita litania contro le misure che colpiscono i contribuenti per bene e favoriscono gli evasori. Ma tutte queste chiacchiere non cambiano la sostanza della questione. A causa della crisi contingente e delle scelte elettoralistiche dei precedenti governi di centro sinistra, la coalizione della Casa delle Libertà è stata costretta a varare una manovra ispirata all’emergenza e diretta a tamponare una falla altrimenti destinata a trasformarsi in voragine. Non è indifferente che in questo contesto di difficoltà la bandiera della riduzione delle tasse non sia stata ammainata. Non è ancora il segnale di radicale inversione di rotta promesso durante la campagna elettorale. Per quello di vorrà tempo e condizioni migliori. Ma è almeno la dimostrazione che l’intenzione di rispettare rimane e che la logica del “passata la festa, gabbato il santo” è stata finalmente abbandonata. Condannare le sterili e scontate proteste del centro sinistra, però, non significa adottare una linea di passiva accettazione di quanto è avvenuto nel corso dell’interminabile riunione notturna di Palazzo Chigi. Al diritto di critica non si può e non di deve rinunciare. Soprattutto quando serve a svolgere una funzione costruttiva e, soprattutto, correttiva rispetto ai comportamenti ed alle scelte spesso opinabili della maggioranza. Nel caso specifico, ad esempio, non si può passare sotto silenzio la decisione di Silvio Berlusconi di chiudere le polemiche tra i ministri e tra i partiti sulla questione del Fondo per il Sud assumendo in prima persona la responsabilità della gestione della contesa struttura. Molti approfitteranno della circostanza per ironizzare banalmente sulla tendenza al “superomismo” del Cavaliere che quando era presidente del Milan e di Mediaset lo portava a supplire agli allenatori carenti ed ai responsabili di programmi privi d’inventiva e che ora lo spinge ad applicare l’interim a tutti i dicasteri giudicati zoppicanti. E molti altri sosterranno, in maniera altrettanto banale, che il tentativo di Berlusconi di risolvere i contenzioni tra i partiti della coalizione soffocando le polemiche con il peso del proprio prestigio di leader incontrastato rischia di lasciare intatto il contenzioso ed, a lungo andare, di logorare il leader. In realtà il metodo funziona. Come dimostra il bilancio più che positivo dell’interim alla Farnesina. Ma, invece di logorare il Premier, finisce inevitabilmente con l’aumentare a dismisura il suo ruolo cancellando progressivamente quello delle forze politiche che fanno parte della maggioranza. I partiti della Casa delle Libertà, in altri termini, non sembrano capire che costringendo Berlusconi a farsi carico della loro incapacità di evitare polemiche e trovare compromessi accentuano al massimo la dipendenza della coalizione dal leader. E rinunciano alla propria autonomia ed alla propria identità. Con conseguenze difficilmente controllabili a tempi lunghi. Il super-premier può passare agevolmente da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma i partiti senza volto dove potrebbero andare se non tra il novero dei fantasmi? |