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L'Oscar del girotondo 3 ottobre 2002 Dopo il ribaltone si mette a fare pure il girotondo. Si tratta dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che, dopo aver ordito il golpe legale con cui liquidò il primo governo Berlusconi e guidò il cambio di maggioranza a dispetto del voto degli italiani, ora scende metaforicamente in piazza a fianco di Nanni Moretti, Sergio Cofferati e Gino Strada il cartello che inneggia alla pace ad oltranza. Anche quella eventualmente contraddetta da una decisione dell’Onu favorevole ad una punizione militare di Saddam Hussein. Ci piacerebbe immaginare che il vecchio inquilino del Quirinale abbia deciso di girare per le strade ripetendo il vecchio slogan del sessantotto rispolverato per l’occasione dai pacifisti dell’ultima generazione, “facciamo all’amore, non alla guerra”. Ma questo è un caso in cui l’immaginazione non ha alcuna possibilità di andare al potere. L’ex Capo dello Stato è lo stesso deputato democristiano che negli anni ’50 prese a sberle una signora che aveva osato turbare il suo senso del pudore recandosi ad un bar con un vestito generosamente scollato. E non ha nulla dei “papa-boys” che nell’estate del 2000 invasero l’immenso prato di Tor Vergata e passarono la notte d’attesa del discorso di Giovanni Paolo II cantando le canzoni del Signore e facendo allegramente all’amore sotto il cielo di Roma. Il suo “no” alla guerra non è quello gioioso e giocoso dei giovani che, giustamente, non hanno alcuna intenzione di correre il minimo rischiosi perdere una vita ancora tutta da godere. E il “no” del vegliardo ottusamente codino che coglie l’occasione per mescolare la propria obbedienza alle indicazioni del Romano Pontefice al proprio risentimento senile contro il governo di centro destra guidato dall’odiato Silvio Berlusconi. Naturalmente l’appello alla pace di Scalfaro ha un valore molto ridotto. Quello della bizza astiosa di un vegliando pieno di bile. Ma è indicativo della tragedia della sinistra italiana costretta a convivere non solo con le proprie contraddizioni ma anche con alleati di questa fatta che la legano ad una concezione oscurantista e reazionaria e rischiano di trascinarla nel baratro dell’uscita dalla storia. In questa chiave la domanda a cui la sinistra deve rispondere non è più se le convenga o meno. Sconfessare la linea occidentale tenuta all’epoca del governo D’Alema e convertirsi alla linea terzomondista dei girotondisti. E’, molto più drammaticamente e seriamente, se sia effettivamente convinta di poter costruire il proprio futuro insieme ai codini sanfedisti alla Scalfaro. Se ne è convinta si accomodi. Verso la propria estinzione! |