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  Viva la “Vittoria”
5 ottobre 2002

Non è stato un voto antitedesco quello del referendum sul nome della piazza di Bolzano. Forse, in una parte minima, avrà anche espresso i risentimenti di alcuni settori ristretti della popolazione italiana in Alto Adige nei confronti dei concittadini sud-tirolesi considerati tanto privilegiati quanto ingrati. E magari anche l’insofferenza verso quel buonismo ipocrita e quel luogocomunismo scontato che ha spinto la giunta comunale di centro sinistra a ribattezzare la piazza in nome di un concetto di pace buono per tutti gli usi. Ma nel complesso la richiesta di oltre il 60 per cento dei votanti nel referendum bolzanino di veder ripristinata la denominazione di piazza della Vittoria al posto di piazza della Pace ha espresso un sentimento di tutt’altro genere. Quello della rivendicazione popolare di una identità nazionale che sessant'anni di sforzi congiunti della cultura marxista e cattolica ha cercato di cancellare in ogni modo. 

Questa rivendicazione indica che il lavoro di demolizione dell’idea di patria nelle teste e nei cuori dei cittadini italiani (quel 60 per cento non è il voto di una etnia contro l’altra ma quello di cittadini di lingua italiana, tedesca o ladina che si sentono comunque cittadini di una stessa nazione senza distinzioni di sorta) è miseramente fallito. Più forte dell’internazionalismo marxista o dell’ecumenismo cattolico è stato il sentimento di una identità nazionale che non è affatto il sintomo di un persistente ed inesistente orgoglio nazionalistico ma la dimostrazione che la consapevolezza di ciò che si è per storia, tradizione, cultura è maggiore di qualsiasi costruzione ideologica. Sbagliano, quindi, i partiti della Casa della Libertà ad ascrivere a proprio merito il risultato del referendum bolzanino. E’ vero che la campagna per la “Vittoria” contro la “Pace” è stata portata avanti con determinazione dal vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini. Ma il significato del voto di Bolzano va al di là del risultato contingente che boccia la giunta di centro sinistra e la Svp. 

E questo significato costituisce un rimprovero anche per quelle forze politiche di centro destra che oggi cantano vittoria per il ritorno della “Vittoria” ma che nei decenni passati hanno subito passivamente l’azione demolitrice della cultura marxista e cattolica dell’identità nazionale arrivando addirittura a diventarne succubi e complici dei loro avversari. Sarà forse un caso che pur chiamandosi Nazionale il partito di Gianfranco Fini sia ancora pieno di dirigenti che sognano di fare concorrenza alla sinistra sul terreno Sociale e di intellettuali che tentano di fare i Gramsci dei poveri? Ed è altrettanto casuale che Forza Italia si chiami in questo modo ma, oltre Silvio Berlusconi, non abbia al suo interno un solo personaggio almeno a parole sensibile alla questione della identità nazionale? In questa chiave il voto di Bolzano è un segnale rivolto a tutti i partiti ed all’intera classe politica. Gli italiani non sono né sciovinisti, né nazionalisti ma non intendono più, pur essendo cittadini di una terra che ha migliaia di anni di storia, continuare a rinnegare le proprie radici. Amano la “Pace”. Ma se la “Vittoria” serve a dimostrare che non sono figli di nessuno, viva la “Vittoria”!