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La Rai del re di Prussia 16 ottobre 2002 Quattro giorni di sospensione per chi guadagna un miliardo e mezzo all’anno non sono una misura così drammatica, censoria e liberticida come vanno denunciando con grande spreco di aggettivazioni catastrofistiche tipiche del lessico dell’ultra sinistra i segretari della Fnsi e dell’Usigrai Paolo Serventi Longhi e Roberto Natale. Soprattutto quando questi quattro fatidici giorni di sospensione sono comminati a chi, come Michele Santoro, pur essendo regolarmente retribuito, da qualche mese da questa parte è impegnato solo a discutere ed a trattare di programmi futuri. Quando inciderà, inciderà, infatti, questa benedetta sospensione? Nei mesi passati o in quelli successivi? E l’amministrazione della Rai si limiterà a fare una trattenuta sullo stipendio di fine mese o pretenderà che al momento della ripresa del lavoro Santoro faccia come i calciatori espulsi e salti le prima quattro uscite del suo prossimo programma? Sin tratta, con tutta evidenza, di interrogativi ridicoli. Così come è assolutamente risibile la protesta per una punizione che prima ancora di essere più o meno giustificabile è assolutamente comica. Ma più che ridere la faccenda dovrebbe spingere alle lacrime. Non solo perché lo spettacolo di chi si straccia le vesti in nome della libertà infranta è una sceneggiata di basso e triste livello. Ma soprattutto perché chi ha deciso di punire Santoro con la sospensione di quattro giorni (si spera senza stabilire che al ritorno Michele venga accompagnato da Serventi Longhi o da chi ne fa le veci) non può non aver messo in conto che il provvedimento si sarebbe trasformato in un boomerang sia per la Rai che per i suoi attuali massimi dirigenti. Nessuno può solo lontanamente immaginare che professionisti di lungo corso come Agostino Saccà abbiano perso la capacità di prevedere le conseguenze dei propri atti. Tanto più che la punizione a Santoro, proprio per la sua natura virtuale, sembra fatta apposta solo per suscitare facili proteste e scontate strumentalizzazioni. Perché, allora, trasformare scientificamente Santoro in un falso martire? Per piazzarlo meglio a Rai Tre o per fare un favore a quella sinistra che se non avesse sciocchezze di questo genere a cui aggrapparsi non avrebbe più a chi santo votarsi? La questione è aperta. Anche perché peccare è umano, perseverare diabolico ma insistere negli errori e nella perseveranza diabolica vuol dire lavorare non per Berlusconi o per Gasparri ma per il re di Prussia. |