torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  La scissione e Il Riformista
24 ottobre 2002

La nascita di un nuovo giornale è sempre un arricchimento per il mondo dell’informazione. Ma la nascita di un giornale che si prefigge di portare avanti un preciso progetto politico è un arricchimento anche per la vita democratica del paese. Per questo bisogna salutare con piacere la nascita de “Il Riformista” ed inviare il classico in bocca al lupo al direttore Antonio Politico ed ai colleghi della sua redazione. Non sono molti i giornali di idee nel nostro paese. E se il numero aumenta bisogna manifestare soddisfazione per l’avvenimento. Anche se le idee in questione dovessero essere del tutto diverse dalle nostre. Ciò premesso va anche sottolineato che la nascita de “Il Riformista” conferma una anomalia e fornisce una indicazione politica di estremo interesse. L’anomalia è rappresentata dal perdurare imperterrito sulla stampa italiana di una egemonia culturale di sinistra che prende in considerazione tutto ciò che si muove al proprio interno e considera assolutamente inesistente tutto ciò che avviene all’esterno. 

“Il Riformista” è stato riconosciuto come legittima espressione di una parte sia pure limitata e riconoscibile della sinistra. E come tale ha goduto primo ancora di essere nato e, presumibilmente, godrà in futuro di ogni tipo di considerazione e di riconoscimento. Magari anche al di sopra dei propri meriti o del proprio peso. Ma se mai avesse dovuto essere l’espressione di una idea o di un progetto collocato al di fuori delle colonne d’Ercole della sinistra sarebbe stato bellamente ignorato. Non c’è invidia in questa considerazione. Chi ha scelto di non far parte dell’impero della sinistra e di piazzarsi in quello spazio liberale e laico che agli occhi dei detentori dell’egemonia è contrassegnato dalla scritta “hic sunt leones”, non si può lamentare più di tanto. Può e deve, però, denunciare il limite al pluralismo provocato dal pregiudizio di stampo totalitario della stampa e della cultura di sinistra. A conferma che molto si deve ancora fare per rendere effettivamente democratico un paese ancora condizionato dal suo vecchio modello da socialismo reale.

L’indicazione espressa dalla nascita de “Il Riformista” riguarda invece la sorte che aspetta il maggiore partito della sinistra erede della tradizione del Partito Comunista Italiano. Né il direttore, né i redattori, né gli editori e neppure gli ispiratori del giornale nutrono propositi scissionistici per i Ds. Ma l’apparizione di questo quotidiano è il segnale inequivocabile che il processo di scissione della Quercia non solo è in atto ma è anche irreversibile. Se i riformisti avvertono l’esigenza di avere uno strumento per portare avanti le proprie idee vuol dire che all’interno della sinistra la componente massimalista ha fatto piazza pulita di ogni mezzo di comunicazione. La convivenza tra le due anime diessine, in altri termini, si è fatto impossibile. E questo rende la scissione un evento più o meno vicino. Di sicuro ineluttabile.