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  Il supplente al Quirinale
26 ottobre 2002

Bisogna ringraziare ancora una volta Carlo Azeglio Ciampi per aver supplito generosamente alle carenze della classe politica. Le carceri scoppiano. Ed il problema cresce drammaticamente e pericolosamente a causa di un sistema giudiziario che non può essere riformato per le resistenze corporative dei suoi componenti. Il Parlamento è perfettamente consapevole della situazione. E sa anche che non esiste una sola possibili di disinnescare a breve la gigantesca bomba al di fuori in un provvedimento combinato di amnistia e di indulto. Con l’amnistia si eliminano gli effetti perversi delle distorsioni della giustizia che si sono accumulati nel coso degli anni: Con l’indulto si riporta il livello di affollamento carcerario entro limiti di guardia. 

Ma il Parlamento e le forze politiche tacciono. O, peggio, strumentalizzano irresponsabilmente la questione. Chi per tentare di creare un clima di tensione nelle carceri che scarichi i suoi nefasti effetti sul governo in carica. Chi per blandire quella parte del proprio elettorato che ha una idea primitiva e selvaggia dello slogan “legge ed ordine”. In questo vuoto e per sciogliere un nodo che si aggroviglia ogni giorno di più si è inserito il Capo dello Stato con la sua denuncia coraggiosa che pare anticipi solo di qualche giorno una analoga denuncia da parte di Giovanni Paolo II. Le massime autorità dello Stato e della Chiesa Cattolica scendono così in campo per smuovere l’inerzia della classe politica. E quest’ultima pare svegliarsi dal torpore. Sia pure non rinunciando alle piccole strumentalizzazioni di parte.

Nessuno può prevedere se le spinte di Ciampi e del Papa otterranno l’effetto voluto ed il Parlamento approverà a larga maggioranza e senza logiche di schieramento il doppio provvedimento imposto dalla necessità, dall’urgenza e dal buon senso. Ma in un caso o nell’altro è chiaro che la vicenda dimostra ampiamente come la fase di crisi della politica iniziata nell’ultimo decennio del secolo scorso e che ha prodotto il fenomeno della supplenza della politica stessa da parte di autorità e poteri istituzionalmente preposti ad altri compiti. Questo significa che la democrazia italiana è ancora malata. E che l’impegno assunto dalla Casa delle Libertà con gli elettori di guarirla non è stato ancora assolto. Ci vuole più coraggio. E questo è il momento di dimostrare di averlo impegnandosi non a fare la moratoria della giustizia dopo la legge Cirami ma ad far partire il processo di riforma con l’amnistia e l’indulto. Chi mostra oggi di avere paura domani rischierà di uscire dal Parlamento e di andare a casa!