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Un consiglio a Previti 7 novembre 2002 Se c’è un consiglio da dare a Cesare Previti è quello di non accontentarsi della legge Cirami e delle prevedibili conseguenze che avrà sulle sue vicende processuali. Si affretti ad abbandonare il ruolo di imputato perenne a cui è stato inchiodato da una campagna persecutoria martellante e feroce. E si riappropri totalmente del ruolo di parlamentare della Repubblica che gli è stato assegnato da un ripetuto mandato popolare. Il suo compito ora è dimostrare che esauritasi la fase della difesa tecnica della sua persona e di quella del Presidente del Consiglio dalla minaccia di una ennesima manovra destabilizzante della magistratura politicizzata, si apre una nuova e più importante fase. Quella della politica. In cui va dimostrato che l’impegno del centro destra sul terreno della giustizia non si esaurisce nella azione di legittima difesa rappresentata dalla legge Cirami ma si manifesta e si caratterizza con una grande iniziativa riformatrice tesa a riaffermare i valori e le regole della giustizia giusta nel nostro paese. Altro che moratorie e rinunce a toccare ulteriormente l’“argomento giustizia”. Proprio perché la Cirami allontana (ma non elimina) l’eterno rischio del solito golpe mediatico-giudiziario ai danni del centro destra e di Silvio Berlusconi, è indispensabile che la maggioranza lanci immediatamente la fase della grande riforma. Ed è ancora più indispensabile che tra i primi a promuovere il processo riformatore sia proprio Cesare Previti. Non solo per rispettare l’impegno assunto con il proprio elettorato a battersi contro le storture della giustizia asservita agli interessi ideologici di parte. Ma per liberarsi preventivamente dal pericolo di finire di nuovo sul banco degli imputati. E questa volta a difendersi non solo delle accuse di tipo giudiziarie portate avanti dagli avversari ma anche dall’accusa politica, questa volta proveniente dagli “amici” del proprio schieramento, di aver costretto il centro destra ad esaurire le proprie energie sulla sola Cirami perdendo così di vista ogni progetto riformatore. Su Previti, in sostanza, grava il rischio di diventare il futuro capro espiatorio della eventuale difficoltà delle forze della maggioranza a realizzare la grande riforma sulla giustizia. Per evitarlo non ha altra strada che stimolare e pungolare il centro destra a rispettare le promesse. Magari rispolverando la Bicamerale sulla giustizia proposta a suo tempo da Francesco Cossiga o qualsiasi altro progetto che dimostri con i fatti che l’impegno della coalizione per la giustizia giusta non si esaurirà in questa legislatura con la legge Cirami. Previti conosce il detto popolare sul martello che batte e sull’incudine che incassa. Lo conosce perché per troppo tempo è stato incudine ed ha incassato la persecuzione ai propri danni. Se vuole liberarsi del pesante fardello del ruolo di imputato a vita deve convincere la maggioranza che è arrivata la fase del martello. E che non batte ora sulla grande riforma della giustizia c’è il rischio di tornare di nuovo ad essere incudine. |