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  Sofri e il segnale del Cavaliere
9 novembre 2002

L’iniziativa di Silvio Berlusconi in favore della grazia per Adriano Sofri rientra perfettamente nella logica secondo cui i governi di centro destra possono fare ciò che non è consentito a quelli di centro sinistra e viceversa. Se un qualche Presidente del Consiglio dell’Ulivo si fosse mosso in favore del leader di Lotta Continua è prevedibile che i partiti dell’allora opposizione di centro destra avrebbero fatto fuoco e fiamme. Ora che l’iniziativa viene presa dal Cavaliere le forze potenzialmente ostili ad un provvedimento di grazia sono obbligate a tacere e quelle del centro sinistra non possono non manifestare soddisfazione. Naturalmente nessuno ha costretto il Cavaliere a spendersi apertamente in favore di Sofri. Se non lo avesse fatto sarebbe stato assolutamente normale. 

In fondo una parte dell’elettorato moderato non è affatto favorevole a provvedimenti di clemenza nei confronti di chi considera, a torto od a ragione, responsabile della guerra civile strisciante degli anni di piombo. Se ha deciso di impegnarsi in prima persona affinché Sofri possa finalmente uscire dalla prigione di Pisa c’è però una ragione politica che esula dall’eventuale convincimento personale della innocenza dell’orgoglioso esponente della contestazione giovanile degli anni ’70. La ragione è insita nel suo ruolo di leader del centro destra. Se fosse uno dei capi partito che seguono passivamente le masse, così come i suoi avversari lo dipingono quando ironizzano sulla sua abitudine a fare riferimento ai sondaggi d’opinione, Berlusconi non avrebbe mosso un dito e si sarebbe messo al vento giustizialista che ancora spira su alcuni settori della Casa delle Libertà. 

Ma da leader autentico il Cavaliere sa bene che per governare al meglio le masse bisogna anche precederle ed indirizzarle sulle grandi questioni di principio. Di qui il suo passo in favore di Sofri. Che non è un cedimento alla cosiddetta lobby lottacontinuista o una mano tesa ad una sinistra che oltre tutto preferisce Sofri in galera, ma è un atto di vera e propria educazione politica nei confronti di quei settori del centro destra che credono nello stato etico e non dei diritti e nelle garanzie dell’individuo. La lettera in favore di Sofri, in altri termini, significa che Berlusconi non ha alcuna intenzione di limitare la battaglia del centro destra sulla giustizia alle sole questioni che lo possono riguardare personalmente. Il segnale è chiaro. Il Presidente del Consiglio non si fermerà alla Cirami e non si farà condizionare dagli alleati giustizialisti. Andrà avanti sulla strada della grande riforma trascinandosi appresso anche i riottosi. Per fortuna di Sofri, sua e del paese.