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  Tanto Godot non arriva
21 novembre 2002

Le dimissioni di Zanda e Donzelli fanno il paio con il secco colpo di freno dei Ds e di Francesco Rutelli al dialogo con la maggioranza sulla riforma della giustizia. E rappresentano un segnale su cui la Casa delle libertà deve riflettere e trarre delle conclusioni destinate ad ispirare la sua linea d’azione nel corso del resto della legislatura. Il segnale è che il centro sinistra non sa e non può liberarsi dalle zavorre interne che la tengono legata al ruolo di opposizione chiusa ed ottusa. Il vecchio “partito Rai” cattocomunista, che ha lottizzato ed occupato in lungo ed in largo negli ultimi vent’anni l’azienda pubblica radiotelevisiva, non vuole in alcun caso rinunciare alle posizioni di privilegio conquistate nel passato. 

E pur di conservare e blindare la propria quota gigantesca di potere nel servizio pubblico non esita ad aprire una crisi all’interno di viale Mazzini che, se in prospettiva potrebbe spianare la strada alla privatizzazione con conseguente scomparsa del “cavallo” di Stato, nel breve e nel medio periodo porta sicuramente alla completa e disastrosa paralisi dell’azienda. Lo stesso avviene sul fronte della giustizia. All’interno dello schieramento alternativo alla maggioranza c’è ancora chi crede che la strada della violenza giudiziaria sia la scorciatoia in grado di riportare la sinistra all’interno dell’area di governo. A nutrire questa convinzione sono in molti. Dagli orfani del puro e semplice potere annidati all’interno dei singoli partiti del centro sinistra alla lobby dei magistrati politicizzati, dagli intellettuali in letargo e disarmo culturale alla disastrata generazione dei cinquanta-sessantenni sessantottini che sono stati costretti dalla Storia a trasformare la loro iniziale fede marxista-leninista in una forma irreversibile di grave psicosi persecutoria.

Queste zavorre, come hanno confermato il dialogo interrotto sulla giustizia e la decisione dei consiglieri d’amministrazione ulivisti di aprire la crisi del Cda Rai, hanno impedito e continueranno ad impedire qualsiasi evoluzione in senso costruttivo dell’opposizione. Con questa sinistra, in altri termini, non c’è alcuna possibilità di confronto ma solo una lunga e continua prospettiva di scontro. La Casa delle libertà non può fare a meno di prendere atto della situazione traendone come logica conseguenza non l’attesa spasmodica e disperante di un Godot riformista che non è in grado comunque di arrivare ma la scelta di portare avanti autonomamente i progetti di riforma non più rinviabili. La forza parlamentare c’è. Non utilizzarla non sarebbe un errore. Sarebbe una tragedia. Per il centrodestra e per l’intero Paese.