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Rai, la strada obbligata 23 novembre 2002 Nessuno è in grado di prevedere quale piega potrà prendere l’intricata vicenda della Rai. E’ possibile che i Presidenti dei due rami del Parlamento decidano di convincere Staderini a rimanere al proprio posto e sostituiscano Zanda e Donzelli con due nuovi consiglieri d’amministrazione. Ma è altrettanto possibile che scelgano la strada del piazza pulita e, sollecitando Staderini a gettare la spugna, costringano il presidente Baldassarre e l’ultimo consigliere rimasto Albertoni a fare fagotto e ad uscire da viale Mazzini. Non ci vuole molto acume per capire che qualunque potrà essere la loro decisione essa sarà comunque motivata non da una valutazione tecnica sullo stato della rai ma da una serie di considerazioni di opportunità politica. Viale Mazzini è da sempre lo specchio fedele, ed alle volte anticipatore, delle vicende politiche nazionali. E gli avvenimenti degli ultimi mesi sembrano fatti apposta per confermare questa difficile ed alle volte drammatica caratteristica del servizio pubblico radiotelevisivo. Ormai, infatti, il nodo Rai è un nodo che riguarda i rapporti politici tra i partiti della maggioranza. E non si svela nulla di già noto se si sottolinea che sulla sorte dell’attuale vertice di viale Mazzini si gioca non solo una buona fetta della credibilità attuale del centro destra ma anche il suo futuro a breve e medio termine. Non sono pochi quanti sostengono che se Staderini dovesse spegnere la luce che tiene ancora in vita Baldassarre, Albertoni e il direttore generale Saccà, la faccenda dovrebbe esse interpretata come un preavviso di ribaltone da parte del Presidente della Camera Pierferdinando Casini. E sono sempre più numerosi quanti vanno affermando che nel caso un segnale del genere dovesse partire dalla Rai, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dovrebbe incominciare a mettere le, mani avanti ed a prevedere di abbinare le elezioni europee con le politiche. Per prendere in contropiede il centro sinistra ancora alle prese con la sua riorganizzazione e stroncare sul nascere le ambizioni del Presidente della Camera di scippargli il Quirinale con l’appoggio dell’opposizione e della grande galassia post-democristiana presente in Parlamento. In queste condizioni è chiaro che la partita della Rai assume una valenza molto più grande delle sorti personali dei vari consiglieri di amministrazione o degli attuali dirigenti. Diventa una battaglia politica in cui il Presidente del Consiglio e leader incontrastato del centro destra deve necessariamente impegnarsi in prima persona senza timori di sorta a proposito del conflitto d’interessi. Il punto è molto semplice. Può Berlusconi perdere la faccia sulla Rai ed assistere passivo all’eventuale segnale di presganciamento di Casini in vista di future ambizioni quirinalesche del capo dei post-democristiani? La risposta è chiaramente negativa. Per cui non ci sono che due strade percorribili per il leader della Casa delle Libertà. O assume in prima persona il compito di chiudere la breve ma tormentata gestione di Baldassarre promovendo un rinnovo più accorto di quello del passato dei dirigenti del servizio radiotelevisivo pubblico. Oppure si tiene nell’ombra ma spinge Casini e Pera a chiudere la partita sostituendo i consiglieri dimissionari con la logica del quattro ad uno. Delle due l’una. Il resto sarebbe solo una cocente sconfitta. |