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La palla a Berlusconi 26 novembre 2002 Ai centristi della Casa delle libertà è venuta la voglia di regolare i conti con gli altri alleati del centro destra. Non per sfasciare la coalizione o per preparare un nuovo ribaltone. Ma per riequilibrare a proprio vantaggio i rapporti di forza dentro la maggioranza. Sia con la Lega e con Alleanza nazionale e sia con Silvio Berlusconi e con Forza Italia. I terreni per questo regolamento sono quelli contingenti. C’è la faccenda della Rai e c’è quella della devolution. Sulla prima questione chiedono l’azzeramento del Consiglio di Amministrazione per arrivare ad un vertice rinnovato in cui potrebbero conquistare la presidenza dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Sulla devolution alzano il prezzo della loro adesione con la speranza di arrivare presto o tardi ad un rimpasto ministeriale capace di placare la delusione per la nomina di Franco Frattini al Ministero degli Esteri attraverso la conquista di qualche dicastero più importante di quelli attuali. La logica non è quella ribaltonista del ’95. E’, più semplicemente, la formula concorrenziale del 2002. Quella a cui non si ispirano solo Marco Follini, Rocco Buttiglione ed il loro ispiratore supremo Pierferdinando Casini ma tutti gli altri partner del centro destra, ad esclusione di Forza Italia ancora in fase di letargo post-elettorale. Che fa, infatti, Gianfranco Fini quando prende le distanze da Berlusconi e s’impunta sul no all’amnistia ed all’indulto? E che si ispira Umberto Bossi quando preannuncia o devolution o morte (ovviamente dell’attuale governo)? La risposta è semplice. Ad un anno e mezzo dalle elezioni politiche i partiti della maggioranza, tranne il grande dormiente, si rendono conto delle difficoltà che la coalizione incontra per avviare il cambiamento promesso a paese. E, nel timore che le difficoltà diventino insuperabili e nella prospettiva delle amministrative di primavera e delle europee dell’anno successivo, incominciano a badare al proprio elettorato puntando sui temi che caratterizzano e dividono piuttosto su quelli che ricompattano ma solo a beneficio di Silvio Berlusconi. Non c’è da drammatizzare, allora, se i centristi del centro destra tendono ad allargarsi in Rai e polemizzano con Lega ed An sulla devolution o se Bossi e Fini contestano i postdemocristiani. La competizione tra alleati sarà il tratto distintivo del centro destra da oggi alla fine della legislatura. E se lo spirito concorrenziale rimarrà entro i confini del lecito non è detto che il fenomeno debba avere conseguenze negative. Ma qual è il limite oltre in quale la competizione diventa masochismo? La risposta è nella mani del presidente del Consiglio. E Berlusconi che deve stabilire fino a che punto gli alleati della maggioranza possono tirare la corda. Ed è sempre il Cavaliere che in caso di eccessi e sbavature deve riportare tutti in riga per impedire alla Casa delle libertà la stessa sorte subita dall’Ulivo a causa della incontenibile litigiosità interna.
L’impresa non è facile . Ma il premier ha dalla sua il grande vantaggio fornito gratuitamente da una opposizione che non conosce altra tattica al di fuori dell’assalto frontale a testa bassa. E se non si limita ad incassare il “turiamoci il naso” dei suoi elettori ma riesce ad incanalare nella giusta direzione i fermenti del centro destra risolvendo senza complessi di sorta il problema della Rai (la soluzione è solo il cosiddetto 4 a 1) e pretendendo che nella devolution la massima autonomia amministrativa conviva con il massimo rilancio dell’immagine unitaria nazionale, può dormire sonni tranquilli ed incominciare a guardare lontano. |