torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  La vergogna di Jannuzzi
3 dicembre 2002

Lino Jannuzzi ha commentato la notizia del marcia indietro della magistratura napoletana sul suo ordine di arresto affermando di vergognarsi di due volte di essere italiano. La prima per essere stato oggetto di una azione ingiustificata da parte dei giudici del Tribunale di Napoli. La seconda per l’incredibile passività con cui gli stessi magistrati hanno smentito loro stessi di fronte alla lettera proveniente da Strasburgo e comprovante la sua immunità già ampiamente spiegata e comunicata dal presidente del Senato Marcello Pera. Ma con tutto il rispetto, la simpatia e la solidariètà umana e politica che si può e si deve nutrire nei confronti di Lino Jannuzzi, bisogna però mettere bene in chiaro che il senatore di Forza Italia sbaglia di grosso quando imposta la faccenda nella solita e stereotipata maniera della auto flagellazione e del masochismo degli intellettuali italici. 

Sarà pure vero che abbiamo una parte della magistratura di cui alle volte non si può non vergognarsi. Ma è ancora più vero che non ci si può solo vergognare di chi fa la faccia feroce nei confronti del Presidente del Senato e si scappella provincialmente di fronte ad una missiva proveniente da Strasburgo. Un pizzico di vergogna bisogna averla anche nei confronti di chi accetta passivamente le forzature e le prepotenze di chi si crede “legibus solutus” solo per aver superato le prove del concorso in magistratura. E, soprattutto, bisogna averla nei confronti di chi ha gli strumenti per poter correggere le storture di cui tutti gli italiani non si debbono compiacere e non li usa. O per pigrizia o perché lo giudica una fatica inutile. Il riferimento è proprio a Lino Jannuzzi. Che non è un cittadino qualsiasi. E non è neppure un semplice giornalista che può permettersi di denunciare il cattivo funzionamento della giustizia italiana ma non ha alcuna possibilità concreta di cambiarla in meglio. 

E’ un senatore della Repubblica. E come tale non gode solo della impunità personale assicuratagli dalla partecipazione ad una Commissione dell’Unione europea ma ha anche la possibilità di operare materialmente sul terreno legislativo per migliorare le leggi ed i comportamenti di chi le amministra e del deve far applicare. Invece di vergognarsi di essere italiano per l’esistenza di giudici poco commendevoli perché Jannuzzi non si dedica anima e corpo in Senato alla battaglia per quella riforma della giustizia che ha sempre invocato dalle pagine dei suoi giornali ma che ha poco perseguito da quando si trova a Palazzo Madama? Questo, ovviamente, non vuole essere un rimprovero. Ma solo uno stimolo ed una sollecitazione. Per Jannuzzi e per quei parlamentari come lui che in passato si sono distinti nella battaglia per la giustizia giusta e su cui si sono appuntate le speranze degli elettori che chiedono le riforme ed il cambiamento. Per vincere la vergogna non c’è che un mezzo: eliminarne le cause con leggi appropriate!