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Il nemico di Fassino 5 dicembre 2002 E’ tragica ed umoristica al tempo stesso la difesa d’ufficio assunta dal segretario dei Ds Piero Fassino a vantaggio della Fiat della famiglia Agnelli dopo le critiche mosse al management dell’azienda automobilistica dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’aspetto tragico è dato dalla insopprimibile tendenza dei post-comunisti a ripercorrere le orme dei loro antenati del Pci senza la minima preoccupazione di tentare nuove strade imposte da una realtà totalmente diversa da quella del passato. I tempi “dell’Ordine nuovo” di Antonio Gramsci, della centralità della centralità della classe operaia e del mito della “fabbrica”, ovviamente Fiat, ove si testimonia e si celebra la centralità della classe egemone guidata dalla sua avanguardia illuminata rappresentata dal partito, sono passati da un pezzo. Ma Fassino è sempre fermo a quel passato che non ritorna. Non si preoccupa delle politiche sociali che riguardano la sorte dei lavoratori. Bada solo alla fabbrica. E, niente affatto paradossalmente, si preoccupa di difenderne il “padrone” storico. Come a voler stabilire in maniera ferrea la logica del “simul stabunt, simul cadent” tra la famiglia Agnelli, gli stabilimenti Fiat, la classe operaia e l’erede del Pci che oggi ha preso il nome Ds. A questo aspetto tragico, perché dimostra tangibilmente l’incolmabile ritardo della sinistra italiana rispetto alle nuove esigenze di cittadini che non hanno bisogno di una fabbrica simbolo ma di un posto di lavoro sicuro, si aggiunge quello comico del leader diessino che difende chi non ha alcun interesse ad essere difeso. Alla famiglia Agnelli non importa un bel nulla della produzione delle automobili. Da tempo si è convinta che il mercato automobilistico è fin troppo maturo e va abbandonato in favore di settori più remunerativi. Silvio Berlusconi, viceversa, rilevando che attraverso il marchio Ferrari la Fiat potrebbe avere la possibilità di ritornare ad essere competitiva sul mercato delle auto, dimostra di avere una ben diversa fiducia sulla capacità della principale azienda automobilistica italiana di superare la propria crisi rispetto alla famiglia Agnelli e a management della società. Perché, allora, Fassino se la prende con chi vuole difendere la Fiat e si schiera a favore di chi la vuole ridimensionare per meglio venderla? Qualcuno avvisi il segretario dei Ds che soffre di grave miopia politica. Questa volta ha sbagliato nemico! |