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  A casa i professori. Oppure Tremonti
11 dicembre 2002

Siamo proprio nei guai se la risposta del governo alle dimissioni dei rettori della università italiane è quella prontamente pronunciata da Giulio Tremonti. Vuol dire non solo che l’esecutivo ammette di aver sbagliato ma anche che è pronto a sconfessare ignobilmente se stesso di fronte ad una minaccia che è molto di più di un ricatto. E’ una sfida politica che non ha come posta in palio l’eventuale riduzione dei tagli al fondo di finanziamento ordinario per le università ma la credibilità complessiva del governo e della sua maggioranza. Tremonti può anche ammettere di aver sbagliato nell’inserire nella legge finanziaria tagli troppo rigidi per l’università. E può anche affrettarsi ad annunciare di essere pronto a riparare all’errore riducendo i tagli. 

Ma non può limitarsi a fornire una risposta tecnica ad una sfida politica. Sia perché se i rettori ritirassero le dimissioni in seguito alle sue frettolose correzioni di rotta dovrebbe automaticamente assumersi la responsabilità di aver commesso un errore e rassegnare a sua volta la dimissioni. Sia perché la necessità di assicurare la sopravvivenza ed un futuro migliore alle università italiane deve passare necessariamente in secondo piano di fronte alla assoluta esigenza di conservare la dignità e la credibilità del governo nazionale liberamente scelto dalla maggioranza degli italiani. Con la loro protesta, effettuata furbescamente in tempo utile per essere ritirata, i rettori delle università hanno sferrato un poderoso pugno in piena faccia all’esecutivo espresso dalla Casa delle Libertà. 

E’ probabile che qualcuno di loro non fosse neppure consapevole del significato politico della propria azione e fosse invece convinto che il gesto eclatante sarebbe servito solo a recuperare i fondi perduti ed a far immediatamente ritirare le dimissioni preannunciate. Ma la faccenda è scappata di mano agli ingenui ed allo stesso ministro dell’Economia. E se il governo vuole salvare la faccia e la propria credibilità politica non ha che una strada. Quella che prevede, accanto ad una eventuale modifica della finanziaria, l’immediata ed irrevocabile accettazione delle dimissioni dei rettori protestatari. A guadagnarci non sarà solo la Casa delle Libertà ma anche le università e gli studenti italiani!