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La garanzia di Ottone 14 dicembre 2002 Non varrebbe neppure la pena di commentare la richiesta di dimissioni che Piero Ottone ha rivolto a Silvio Berlusconi dalle colonne di “Repubblica” sostenendo che se il Presidente del Consiglio si togliesse di mezzo farebbe un favore a se stesso ed al paese. La breve ma intensa esperienza di direttore del Corriere della Sera schiacciato tra il commissario politico Raffaele Fiengo e la “zarina” Maria Giulia Crespi ha talmente segnato il povero Ottone che da quel momento in poi nessuno prende più in considerazione la sua prosa costantemente autoreferenziale. Ma questa volta è necessario fare una piccola eccezione. Non per la particolarità della richiesta avanzata dal giornalista tra una pausa e l’altra delle sue peregrinazioni in barca a vela. Non passa un giorno che qualche santone della sinistra non chieda a gran voce la scomparsa di Silvio Berlusconi dalla scena politica italiana. E questo rende la sollecitazione di Ottone una semplice ed inutile banalità. Ma per la incredibile conferma che la sortita dell’ex salame del Corriere (salame inteso in senso figurato vista la sua esperienza da affettato posto in mezzo al panino di Fiengo e della Crespi a via Solferino) ha ulteriormente fornito. Quella del profondo disprezzo che certi ambienti della sinistra, perfettamente rappresentati da Ottone e dai giornali tipo “Repubblica”, nutrono per la democrazia e per le sue regole. Nel ragionamento svolto da Ottone per consigliare amabilmente e benignamente Berlusconi di togliersi di mezzo non si prende minimamente in considerazione il fatto che il leader della Casa delle Libertà non è affatto libero di comportarsi come meglio crede. Al contrario, è vincolato da una serie di impegni assunti con quei milioni e milioni di italiani che lo hanno votato per affidargli il governo del paese e realizzare le speranze di innovazione e di cambiamento nutrite dalla maggioranza del paese. Ottone, insieme alla sua sinistra aristocratica e autoritaria, non tiene in nessun conto il rapporto che si è instaurato tra il Premier ed il suo elettorato. Lo disprezza profondamente. Così come disprezza quei cittadini che avendo votato per Berlusconi ed i partiti del centro destra, nella sua ottica debbono essere considerati dei beoti buoni solo a dare vita al cosiddetto popolo bue. Il quale, naturalmente, non è affatto disposto a sentirsi tale ma pretende di usare il sistema democratico per farsi decidere. E più la sinistra degli Ottone lo tratta da servo della gleba più si vendica votando in favore di Berlusconi e del cambiamento. Da questo punto di vista l’articolo apparso su “Repubblica” è una garanzia. Fino a quando ci saranno degli Ottone che si credono dei principi di Baviera la sinistra continuerà a perdere. E la democrazia a vincere. |