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Il doppiopesismo del Papa 8 gennaio 2003 E’ fin troppo acuta ed illuminante l’osservazione di Ernesto Galli Della Loggia a proposito del ripetuto ed ostentato pacifismo di Giovanni Paolo II in risposta alle minacce di guerra all’Iraq da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. La massima autorità spirituale dell’Occidente non solo non condivide le ragioni, i valori e gli interessi del proprio mondo ma non esita a mettersi in rotta di collisione con la massima autorità politica dell’Occidente stesso. E’ un po’ come se per risolvere il proprio contatto con l’Impero la Chiesa si fosse schierata dalla parte del Saladino. Con conseguenze che oggi sembrano sfociare al massimo in qualche marcia della pace in più guidata dalle associazioni cattoliche ma che nel futuro potrebbero portare a fratture molto più profonde e gravi. Non solo nel mondo occidentale ma all’interno stesso di una Chiesa che non potrà far nascondere all’infinito le proprie contraddizioni interne dalla gigantesca personalità di Giovanni Paolo II. Ma al momento non serve sollevare interrogativi sul futuro della Chiesa e sulle drammatiche conseguenze della moderna versione dell’eterno conflitto tra Papato ed Impero. Ciò che interessa immediatamente è un quesito di diverso genere. Che tocca il comportamento contingente del Pontefice e delle massime gerarchie ecclesiastiche. Perché mai il Papa lancia in continuazione appelli alla pace per frenare le minacce di guerra Usa e non pronuncia una sola parola di condanna nei confronti di quelle fazioni palestinesi che seminano il terrore tra i civili israeliani? Perché mai Giovanni Paolo II è così pronto a denunciare i rischi di un conflitto ancora da scoppiare ed è così restio a deprecare una guerra che va avanti da mesi e mesi e che ormai non riguarda più né la presenza o meno delle truppe israeliane nei territori occupati e neppure l’esistenza futura dello stato d’Israele ma la vita dei tre milioni e mezzo di ebrei che vivono in Palestina? Nessuno mette in discussione l’importanza che la comunità araba cristiana del Medio Oriente riveste per la Santa Sede. E nessuno contesta il pieno diritto del Vaticano di perseguire con gli strumenti delle pressioni diplomatiche e religiose il proprio interesse a fare dei Gerusalemme una città aperta in cui nessuna delle tre religioni monoteiste abbia posizioni di predominio sulle altre.
Ma la difesa del bene supremo della vita umana deve prevalere su ogni interesse materiale o religioso. E se è giusto sollevare lo scudo della propria autorità morale per salvaguardare la vita dei cittadini di Bagdad dai possibili missili Usa, dovrebbe essere altrettanto giusto innalzare lo stesso scudo per garantire i civili israeliani dai kamikaze palestinesi. A meno che non si pensi che ammazzare gli ebrei sia un peccato veniale giustificato dalla necessità di sfidare l’Impero. Anche a costo di fare un favore a
Hitler-Saddam. |