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  Guardie rosse in toga
18 gennaio 2003

Se ci fosse l’inaugurazione dell’anno medico e i chirurghi si presentassero alle cerimonie con il bisturi in mano è probabile che qualcuno si affretterebbe a chiamare gli psichiatri. Ma nessuno si preoccuperebbe più di tanto di una manifestazione che verrebbe facilmente catalogata come una semplice trovata ad uno e consumo dei media adottata per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un qualche problema concreto della categoria. Forse quello degli ospedali inadeguati, delle università dequalificate o delle carriere bloccate, dei ruoli alterati e delle retribuzioni non all’altezza.
Invece c’è l’inaugurazione dell’anno giudiziario. E all’annuncio che una parte dei magistrati italiani parteciperà alle cerimonie impugnando la Costituzione a nessuno passa per la testa di pensare ad un pretesto per denunciare i problemi pratici della categoria. D’altro canto i magistrati sono i dipendenti dello stato che godono del trattamento economico e normativo migliore, della carriera rigidamente assicurata non dal merito ma dallo scorrere del tempo, di un potere che anche nei casi in cui non viene abusato travalica quello di qualsiasi altro funzionario pubblico o rappresentante istituzionale. Tutti, infatti, sono assolutamente convinti che dietro lo sbandieramento della Costituzione non ci sono motivazioni pratiche ma solo una serie di precise ragioni politiche. C’è la ferma volontà di manifestare ostilità nei confronti di un governo e di uno schieramento politico di maggioranza considerati nemici da alcuni settori minoritari della magistratura . E , soprattutto, con la scusa della difesa delle norme contenute nella Carta Costituzionale, c’è la ferma intenzione di impedire qualsiasi innovazione all’atto fondante della nostra Repubblica fermando in maniera immodificabile le lancette della storia della democrazia italiana alla metà del secolo scorso.
Chi ha denunciato da tempo l’uso politico dei codici penali e civili da parte di alcuni settori della magistratura non si stupisce eccessivamente. In fondo è assolutamente logico che dopo aver usato per scopi ideologico le norme dell’ordinamento giudiziario, i magistrati politicizzati chiudano il cerchio delle loro azioni dissennate arrivando all’uso politico del testo della Costituzione. 
Ma c’è anche chi si è sempre rifiutato di ammettere che una parte dei magistrati abbia fatto un uso politico dei propri poteri e delle proprie prerogative. Ed è bene che costoro assistano alle folkloristiche inaugurazioni dell’anno giudiziario. Potranno registrare che i magistrati politicizzati impugnano d usano il testo della Costituzione così come le Guardie Rosse usavano ed impugnavano il “Libretto Rosso di Mao”. E potranno finalmente convincersi che l’uso politico delle leggi e della Costituzione rischia di uccidere sia la giustizia che la democrazia.