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La pace di Mortadella
22 gennaio 2003Romano Prodi prepara il suo ritorno alla guida dell’Ulivo. E sceglie come pista di lancio per il ritorno in grande stile in Italia l’unico argomento su cui il centro sinistra non trova motivi di divisione e di lacerazione: l’antiamericanismo. Di qui la ripetute dichiarazioni in favore della pace del Presidente della Commissione Ue e le sue polemiche velate ed aperte con gli Stati Uniti e con i pochi amici effettivi (come Israele) su cui gli Usa possono contare in questo momento.
Se l’ostentato pacifismo di Prodi e la sua vis anti-yankee fossero in buona fede nessuno avrebbe nulla da ridire. Ogni opinione è legittima. Figuriamoci quella condivisa da quella buona parte di europei che in fondo non perdona ai cugini di oltre Atlantico di aver vinto tre guerre mondiali di seguito (due calde ed una fredda) rendendo amaramente reale e concreta la definizione di Vecchio Continente. Ma il guaio è che per Prodi l’antiamericanismo non è una scelta legata ai suoi dichiarati valori religiosi o al suo ruolo di rappresentante dell’Unione Europea. E non è neppure una decisione ragionata provocata dalla preoccupazione che un appiattimento eccessivo sugli Usa contrasterebbe con l’interesse storico degli europei di mantenere stretti rapporti economici, finanziari e culturali con il mondo arabo e con l’Islam.
Tutto questo fa sicuramente parte delle motivazioni che spingono l’ex Presidente del Consiglio a schierarsi per la pace contro l’ipotesi di attacco militare contro Bagdad ma è secondario e marginale. La vera ragione dipende dalla sua preoccupazione per il futuro. Prodi calcola che sua esperienza alla Presidenza della Commissione Ue non sarà eterna, registra che il principale problema del centro sinistra italiano è costituito dall’assenza di un leader in grado di tenerlo unito ed incomincia a preparare il grande rientro cavalcando il pacifismo antiamericano. Naturalmente la sua motivazione di fondo non è la pace e neppure lo spirito di bandiera della Ue ma la poltrona.
Se servisse allo scopo cavalcherebbe indifferentemente il bellicismo angloamericano o l’islamismo terzomondista. Ma poiché lo scopo si persegue meglio giocando la carta della pace, ecco che si mette sulla scia del Papa e di Gino Strada per preparare al meglio una conclusione di carriera o come capo dell’opposizione o come successore di Silvio Berlusconi alla guida del governo. Per l’uomo chiamato Mortadella vale sempre l’antico principio italico del “Franza e Spagna purchè se magna!”
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