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Oltre la Casa delle Libertà
25 gennaio 2003Ha avuto effetto la minaccia di Mario Baccini di correre da solo alla testa dell’Udc al primo turno delle prossime elezioni provinciali di Roma. Il Presidente uscente Silvano Moffa ed i massimi rappresentanti del centro destra romano hanno capito l’antifona. E si sono affettati a invitare il sottosegretario agli Esteri a partecipare ad una riunione ristretta in cui non è stata presa alcuna decisione definitiva ma è stato almeno concordato un metodo per svolgere in maniera coordinata ed unitaria la prossima campagna elettorale. A Roma l’Udc non vuole fare la parte del parente povero della maggioranza.
E ha ottenuto una prima soddisfazione alla propria rivendicazione.
La ragione di una così frettolosa attenzione al problema della collegialità sollevato con forza da Baccini è rappresentato dall’importanza della tornata elettorale che riguarderà a maggio oltre tre milioni di cittadini della Capitale e della sua grande provincia. La posta in palio non è la conferma o la conquista della amministrazione di un ente locale di particolare importanza. E’ molto di più. E’ il forte e significativo valore simbolico di questa particolare battaglia elettorale che a suo tempo segnò l’avvio di quella marcia trionfale che portò il centro destra a vincere, dopo le provinciali romane, le elezioni regionali e quelle politiche.
In questa luce il senso delle questione è molto chiaro. Vincere di nuovo alle provinciali di Roma significa per il centro destra fornire una dimostrazione palese all’intera opinione pubblica nazionale che il trend non è cambiato e che la Casa delle Libertà non ha affatto perso la sua spinta propulsiva. Perdere, viceversa, pur non essendo una tragedia, rappresenta un segnare inequivocabile che il trend si può essere invertito e che la spinta propulsiva si è esaurita. E’ per questo che Baccini ha fatto la voce grossa e Moffa, Storace e Tajani si sono affrettati a rassicurarlo.
Ed è soprattutto per questo che Francesco Storace, in quale capisce di politica come pochi, ha colto la palla al balzo per porre con forza la questione delle provinciali romane sul tavolo del vertice nazionale del centro destra.
Alla partita dovranno partecipare da protagonisti Berlusconi e Fini, Follini e lo stesso Bossi.
Perché perdere a Roma , dove l’Ulivo può contare sul gigantesco apparato clientelare del Campidoglio governato da Walter Veltroni, potrebbe gettare una ombra oscura sul futuro della coalizione di governo e della legislatura. Ma che possono fare i massimi leader del centro destra oltre che impegnarsi in prima persona nella campagna elettorale? La risposta è semplice. Debbono dare un colpo d’ala alla strategia politica della maggioranza compiendo il massimo sforzo per allargare ulteriormente i confini del centro destra sul versante del centro e della stessa sinistra.
Se Pinuccio Tatarella fosse ancora vivo coglierebbe al volo, come già avvenne all’epoca dell’oltre il Polo, il senso della proposta. Si tratta di andare oltre la Casa delle Libertà fino addirittura ad ipotizzare la creazione o l’inserimento di una opposizione all’interno della maggioranza. Facendo capire agli elettori che l’opposizione di centro sinistra è ormai inesistente. E che l’unica opposizione possibile, ma soprattutto utile per gli interessi dei cittadini, può essere quella che entra a far parte della maggioranza per svolgere le funzioni di controllo critico che la sinistra assente e paralizzata dalle proprie contraddizioni interne non sa e non può più svolgere.
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