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  Pannella e la memoria del Corsera
11 febbraio 2003

La solita follia di Pannella! Era stata questa la reazione quasi generale alla proposta del leader radicale di scongiurare la guerra in Iraq mandando in esilio Saddam Hussein e sostituendo il suo governo dittatoriale con un governo democratico guidato direttamente dall’Onu. Ma adesso, come spesso è avvenuto in passato per le iniziative pannelliane, i giudizi negativi della prima ora sono stati sostituiti da valutazioni di tutt’altro genere. 

Se c’è un modo concreto e fattibile di evitare la guerra questo passa attraverso la proposta di Pannella: esilio per il dittatore e governo dell’Onu a Bagdad. Ormai è convinzione generale che fuori di questo progetto non c’è altra strada che una seconda risoluzione delle Nazioni Unite con l’autorizzazione all’intervento armato. Chi crede nel piano franco-tedesco crede nelle favole. 

Come quella che Stati Uniti e Gran Bretagna, oltre tutti gli altri paesi europei e mondiali, possano affidare alla sola Francia in preda ad una forsennata crisi di onnipotenza il controllo dell’Iraq smilitarizzato. Perché mai il mondo occidentale dovrebbe dare corpo al sogno di Chirac di ridare al Parigi un impero coloniale in Medio Oriente in risarcimento di quelli persi nelle guerre di Indocina, Suez ed Algeria? 

Tranne il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, ben pochi sono pronti a dare pubblico riconoscimento che la via tracciata da Pannella è l’unica in grado di portare alla pace. Ogni protagonista della scena internazionale tenta di cavalcare l’idea adattandola alle proprie necessità e possibilità. 
E chi dovrebbe sostenere, almeno sul terreno mediatico, la sola iniziativa di pace realistica sul tappeto, se ne guarda bene nel timore di vedere compromessi i propri interessi particolari.

Il caso più emblematico è quello del “Corriere della Sera”. Il quotidiano che per tradizione ha promosso e cavalcato tutte le guerre possibili ed immaginabili della storia dello stato unitario, ha scelto la linea pacifista con un editoriale del proprio direttore Ferruccio De Bortoli ispirato ad un modello del tutto inedito del cerchiobottismo: Con l’America ma non con gli americani, con la Francia e la Germania ma non con Chirac e Schroeder, con la pace ma non con i pacifisti, con la Chiesa ma non con gli inviati del Papa. Se De Bortoli si fosse dichiarato con i radicali ma non con Pannella avrebbe raggiunto la perfezione del suo nuovo modo di essere cerchiobottista. Ma pronto ad essere con tutti e contro tutti su tutto, ha dimenticato di esserlo sull’unica questione importante del momento. 

A conferma che in realtà della pace e della guerra non gli importa un bel nulla. Tranne la possibilità di sfruttare l’occasione per collocare il giornale in una posizione di tipo “contrattuale” nei confronti del governo in vista di vicende belliche di ben altro genere e su un terreno completamente diverso da quello iracheno: Come dire che “ chi tocca Romiti” avrà del piombo!